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Aprile 08
h. 12:00
Blog
e' liberta', ergo fa paura. Il mondo dei
blog nel recente passato e' stato preso
di mira dalla politica italiana ma i pericoli
non arrivano solo da quella parte.
L'idea
di scrivere qualcosa sull'argomento Blog
e' nata dalla discussione con un amico.
E ieri privatamente gli ho preannunciato
che avrei scritto qualcosa in materia, dato
il suo interesse generale. Lui sostiene
di aver aperto un blog, io glielo contesto,
nella sostanza piu' che nella forma. Non
intendo polemizzare troppo, peraltro amichevolmente,
con lui. Conoscendo molto bene le sue fragilita'
non ne faro' il nome e spero che comunque
non se la prenda.
Il
Blog e' un'idea di liberta' e pertanto e'
bene sottolinearne piu' che l'anno di nascita
il luogo dove esso ha avuto origine, e cioe'
l'America. E' stata un'iniziativa in principio
governativa. Obiettivo: creare sistemi di
comunicazuone e liberta' diffuse, non limitabili.
L'America
-chiedo scusa per la lezioncina ma ho i
miei studi specialistici (universitari)
che mi consentono di farlo- e' il faro delle
liberta' (ultima battaglia per il Tibet).
E' la sua storia: lotta di liberazione (la
causa immediata fu l'oppressione fiscale)
dall'Inghilterra e poi campione dei popoli
oppressi. E' nel suo Dna. Chi sa che nel
1898 Cuba fu liberata dagli americani dall'oppressione
spagnola? Ci furono migliaia di morti, stragi,
violenze incredibili. Fu anche riempito
lo stadio dell'Avana di rivoltosi, poi arrivarono
gli Usa in aiuto e gli spagnoli furono cacciati.
Sembra incredibile ma l'accusa di imperialismo
nacque da li', ovviamente messa in giro
dagli europei che si vedevanoo progressivamente
cacciati da tutte le Americhe. C'e' una
dottrina al riguardo (la dottrina
Monroe) che e' chiarissima e che ognuno
dovrebbe conoscere prima di straparlare
di argomenti di cui ignora tutto. Per dirne
una, la base cubana di Guantanamo fu lasciata
in concessione agli Usa proprio per la difesa
dell'isola. Non ha potuto evidentemente
tuttavia salvarla dallo tsunami Castro,
che e' stato un fenomeno tutto interno.
I furbacchioni nostrani danno la colpa dei
guai di Cuba al blocco degli Americani.
Il fatto che ai poveri cubani solo ora sia
(forse) concesso l'uso del telefonino o
di un computer (ma non di aprire un negozio
privato) per i nostri furbacchioni e' insomma
colpa degli americani. Roba da asilo o da
ricovero. Ovviamente a Cuba non c'e' liberta'
e quindi la possibilita' di connettersi
a internet.
Come
ricordava spesso Clinton, con internet gli
americani cambieranno il mondo. Ed e' vero:
la pressione sui privilegi (e privilegiati)
locali (piccoli o grandi che siano, economici
o altro, ma sempre fieramente anti-americani)
con internet diventa insopportabile. Ognuno
da casa sua puo' infatti fare un giretto
per il mondo e vedere per contrasto la propria
situazione.
Ma la liberta' della rete non e' una conquista
definitiva. Ci sara' sempre qualcuno che
localmente vorra' limitarla per i propri
affari. Uno dei nemici principali di costoro
e' il BLOG. Il blog e' il tentativo iperanarchico
di liberta' assoluta. Nessun legame con
chicchessia, solo io e il mio diario personale.
Chi vuol venire a leggere venga, altrimenti
affari suoi. Il blog e' l'individualismo
assoluto di contro alla tendenza ad organizzare,
ad aggregare, cioe' a limitare la liberta'
del singolo.
In
Italia il tentativo piu' serio di limitare
la liberta' dei blog e' venuto dal governo
ancora in carica. Come? Facendoli rientrare
tra i prodotti a stampa, quindi con necessita'
di registrazione come testata giornalistica.
Era la fine della liberta' (e delle critiche).
Fu grazie a Beppe Grillo (e modestamente
per una piccola parte anche a noi) che la
manovra fu sventata. Grillo minaccio' di
trasferire il Blog all'estero e allora,
lo ricordo perfettamente, un ministro dichiaro'
che l'obiettivo della legge non era semplice
da raggiungere, dato che un blog non era
limitabile geograficamente. Ora Veltroni
dichiara sempre "mai piu' con Bertinotti",
vorremmo pero' sentire anche qualcosa su
quel tentativo di far chiudere i blog (lo
diciamo con sincero interesse, sia chiaro).
L'apertura
di un blog non richiede investimenti, e'
sufficiente una piattaforma pubblica e un
minimo di pratica con i computer. La piattaforma
deve essere rigorosamente pubblica, in modo
che qualsiasi persona puo' aprire un blog
sull'argomento che ritiene utile trattare.
E non ci devono essere contatti con la proprieta'
della piattaforma del blog. Il motivo e'
ovvio: qualsiasi contatto porta a un qualche
compromesso (magari con vantaggio immediato
reciproco) e il blogger vero non lo accettera'
mai. Siamo in internet dal 1967, di questo
strumento conosciamo tutto. Quando abbiamo
visto qualcosa di interessante in un blog
abbiamo chiesto all'autore la possibilita'
di pubblicarlo. Ma ognuno e' sempre restato
autonomo e, soprattutto, libero.
Tutto
il resto e' vita, ma non e' un blog
1.
continua
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