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Difendere i Blog e' un dovere
Cosa chiedere a chi governera'

di LPF (Luciano Priori Friggi)


3 Aprile 08 h. 12:00

Blog e' liberta', ergo fa paura. Il mondo dei blog nel recente passato e' stato preso di mira dalla politica italiana ma i pericoli non arrivano solo da quella parte.

L'idea di scrivere qualcosa sull'argomento Blog e' nata dalla discussione con un amico. E ieri privatamente gli ho preannunciato che avrei scritto qualcosa in materia, dato il suo interesse generale. Lui sostiene di aver aperto un blog, io glielo contesto, nella sostanza piu' che nella forma. Non intendo polemizzare troppo, peraltro amichevolmente, con lui. Conoscendo molto bene le sue fragilita' non ne faro' il nome e spero che comunque non se la prenda.

Il Blog e' un'idea di liberta' e pertanto e' bene sottolinearne piu' che l'anno di nascita il luogo dove esso ha avuto origine, e cioe' l'America. E' stata un'iniziativa in principio governativa. Obiettivo: creare sistemi di comunicazuone e liberta' diffuse, non limitabili.

L'America -chiedo scusa per la lezioncina ma ho i miei studi specialistici (universitari) che mi consentono di farlo- e' il faro delle liberta' (ultima battaglia per il Tibet). E' la sua storia: lotta di liberazione (la causa immediata fu l'oppressione fiscale) dall'Inghilterra e poi campione dei popoli oppressi. E' nel suo Dna. Chi sa che nel 1898 Cuba fu liberata dagli americani dall'oppressione spagnola? Ci furono migliaia di morti, stragi, violenze incredibili. Fu anche riempito lo stadio dell'Avana di rivoltosi, poi arrivarono gli Usa in aiuto e gli spagnoli furono cacciati. Sembra incredibile ma l'accusa di imperialismo nacque da li', ovviamente messa in giro dagli europei che si vedevanoo progressivamente cacciati da tutte le Americhe. C'e' una dottrina al riguardo (la dottrina Monroe) che e' chiarissima e che ognuno dovrebbe conoscere prima di straparlare di argomenti di cui ignora tutto. Per dirne una, la base cubana di Guantanamo fu lasciata in concessione agli Usa proprio per la difesa dell'isola. Non ha potuto evidentemente tuttavia salvarla dallo tsunami Castro, che e' stato un fenomeno tutto interno. I furbacchioni nostrani danno la colpa dei guai di Cuba al blocco degli Americani. Il fatto che ai poveri cubani solo ora sia (forse) concesso l'uso del telefonino o di un computer (ma non di aprire un negozio privato) per i nostri furbacchioni e' insomma colpa degli americani. Roba da asilo o da ricovero. Ovviamente a Cuba non c'e' liberta' e quindi la possibilita' di connettersi a internet.

Come ricordava spesso Clinton, con internet gli americani cambieranno il mondo. Ed e' vero: la pressione sui privilegi (e privilegiati) locali (piccoli o grandi che siano, economici o altro, ma sempre fieramente anti-americani) con internet diventa insopportabile. Ognuno da casa sua puo' infatti fare un giretto per il mondo e vedere per contrasto la propria situazione.

Ma la liberta' della rete non e' una conquista definitiva. Ci sara' sempre qualcuno che localmente vorra' limitarla per i propri affari. Uno dei nemici principali di costoro e' il BLOG. Il blog e' il tentativo iperanarchico di liberta' assoluta. Nessun legame con chicchessia, solo io e il mio diario personale. Chi vuol venire a leggere venga, altrimenti affari suoi. Il blog e' l'individualismo assoluto di contro alla tendenza ad organizzare, ad aggregare, cioe' a limitare la liberta' del singolo.

In Italia il tentativo piu' serio di limitare la liberta' dei blog e' venuto dal governo ancora in carica. Come? Facendoli rientrare tra i prodotti a stampa, quindi con necessita' di registrazione come testata giornalistica. Era la fine della liberta' (e delle critiche). Fu grazie a Beppe Grillo (e modestamente per una piccola parte anche a noi) che la manovra fu sventata. Grillo minaccio' di trasferire il Blog all'estero e allora, lo ricordo perfettamente, un ministro dichiaro' che l'obiettivo della legge non era semplice da raggiungere, dato che un blog non era limitabile geograficamente. Ora Veltroni dichiara sempre "mai piu' con Bertinotti", vorremmo pero' sentire anche qualcosa su quel tentativo di far chiudere i blog (lo diciamo con sincero interesse, sia chiaro).

L'apertura di un blog non richiede investimenti, e' sufficiente una piattaforma pubblica e un minimo di pratica con i computer. La piattaforma deve essere rigorosamente pubblica, in modo che qualsiasi persona puo' aprire un blog sull'argomento che ritiene utile trattare. E non ci devono essere contatti con la proprieta' della piattaforma del blog. Il motivo e' ovvio: qualsiasi contatto porta a un qualche compromesso (magari con vantaggio immediato reciproco) e il blogger vero non lo accettera' mai. Siamo in internet dal 1967, di questo strumento conosciamo tutto. Quando abbiamo visto qualcosa di interessante in un blog abbiamo chiesto all'autore la possibilita' di pubblicarlo. Ma ognuno e' sempre restato autonomo e, soprattutto, libero.

Tutto il resto e' vita, ma non e' un blog

1. continua

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