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La cura da cavallo salvera' l'America dalla Recessione?
di Gigi Gerbino


24 / sett / 07

La settimana passata è stata completamente monopolizzata da quello che possiamo definire “l’evento”. Il capovolgimento della politica monetaria americana, con il brusco taglio dei tassi, ha dato una sferzata ai mercati accantonando ai margini dell’interesse tutti gli altri dati macroeconomici.

Siccome il taglio è stato molto aggressivo e lascia presumere che proseguirà ulteriormente, le borse hanno festeggiato, sull’onda dei ricorsi statistici, che vedono sempre le borse reagire bene ad un taglio, a maggior ragione se superiore all’entità prevista. Nel contempo il dollaro è scivolato oltre 1,41, a livelli ormai quasi da “ultima spiaggia” nei confronti dell’euro, mentre il petrolio ha proseguito la sua marcia verso quota 84 dollari.

Il movimento sui mercati valutari sembra guidato da aspettative di maggior debolezza nella crescita economica, mentre quello sull’azionario da componenti più emotive, quasi da riflesso condizionato, poiché è evidente che se gli Usa andranno in recessione non si capisce bene che cosa ci sia da festeggiare sull’azionario.

L’aspetto emozionale si è visto molto bene nei giorni seguenti il taglio dei tassi, in cui, benchè siano stati pubblicati dati macro non proprio entusiasmanti, come la prosecuzione della flessione del settore edilizio ed il superindice molto più negativo delle attese, le borse hanno mantenuto tutti i guadagni isterici seguiti all’annuncio di Bernanke, snobbando tali dati.

A proposito di Bernanke è da notare ilprofondo mutamento di tono del comunicato che ha accompagnato il taglio dei tassi.

Mentre fino a luglio la FED affermava noiosamente che gli Usa proseguivano nel loro ritmo di crescita moderata, che non si vedevano rischi di rallentamento, ma occorreva stare in guardia piuttosto sulle spinte inflazionistiche, l’ultimo comunicato ha fatto un salto mortale.

La crescita è messa a rischio dagli effetti della crisi finanziaria, in grado di “intensificare la correzione immobiliare e di contenere la crescita più in generale”. L’inflazione invece sta mostrando una apprezzabile moderazione. Cioè sta capitando esattamente quel che fino a prima delle ferie la FED si ostinava a negare.

Molto significativa è stata l’ammissione dello stesso Bernanke, fatta giovedì nell’audizione al Senato, di essersi sbagliato ed aver sottovalutato la crisi dei mutui.

Apprezzo la correttezza ma non la capacità di previsione.
Ora, evidentemente, il problema è capire se l’allarmismo di Bernanke non rischi di far passare il sistema economico USA dalla padella della possibile recessione alla brace dell’inflazione, o magari in tutte e due. E’ presto per verificarlo.

Attendiamoci comunque un po’ di mesi di debolezza congiunturale, con gli USA a lottare contro la recessione.

Nei prossimi giorni avremo una nutrita serie di dati che fotograferanno la situazione macro di agosto, quando è scoppiato il bubbone subprime.

 
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