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(V. anche
commento
macro e S&P/mib
- grafico aggiornato)
11 / sett
/ 07 h. 0.00
Da un'analisi
dello storico dell'indice Comit emerge un
quadro a tinte fosche.
Mi sono reso
conto che quando un'analisi non rispecchia
abbastanza fedelmente i canoni ortodossi
su cui si fonda, i risultati sono contraddittori
e spesso fuorvianti. E questo non per colpa
di chi esegue l'analisi, ma a volte per
colpa del modello, che per la sua complessità
può prestarsi a varie interpretazioni. Ciò
e' particolarmente vero per la soluzione
del conteggio delle onde di Elliott, che
a detta del loro scopritore, se ben individuate
darebbero l'esatta posizione e il futuro
sviluppo di un mercato. Elliott sapeva che
nella realtà i movimenti di prezzo sarebbero
stati difformi dal suo schema, perciò per
individuarli e classificarli dettò delle
linee-guide in aiuto agli analisti. Nonostante
ciò, tutt'ora lo studio di questa avvincente
materia divide le opinioni dei suoi estimatori,
con soddisfazione di coloro che ribadiscono
l'inutilità di questo metodo di analisi.
Un interessante esempio d'interpretazione
dell'andamento delle quotazioni e' offerto
dal grafico a cadenza mensile dell'indice
Comit, parente stretto dell' S&P/MIB, ma
con piu` anni alle spalle. Supposto che
la conta (1)-(2)-(3)-(4) del "Superciclo"
sia corretta, possiamo osservare che i due
grandi minimi (2), zigzag, e (4), flat,
poggiano su di una retta (trendline) di
moderata angolazione. Da allora, - eravamo
nel '92 - la retta non e' piu` stata interessata.
Al suo posto se n'e' formata un'altra piu`
aggressiva che supporta tutt'ora la nuova
fase iniziata alla fine del '92. Anche essa,
come l'altra, sorregge i minimi II e IV
del grado "Ciclo" sottostante; in piu` ha
la caratteristica di trarre origine dalla
precedente onda (4), cosa che le conferisce
ulteriore autorevolezza. Anche questa non
e' piu` stata toccata. Nell'analisi proposta
si e' utilizzato un oscillatore per meglio
interpretare la configurazione delle onde
di Elliott. Il risultato e' quello schematizzato
sull'oscillatore stesso, che pare mostrare
una conta condivisibile, ma affatto incoraggiante
(sta indicando il basso). L'altra analisi
e' quella derivante da ciò che invece percepisce
l'occhio umano. Fino all'onda II del grado
Ciclo (1995) tutto concorda; da lì in avanti
il quadro cambia: l'onda V del Ciclo sparisce
per far posto ad una Expanded Flat [struttura
piatta 3-3-5, etichettata con (A)-(B)-(C)],
per rispuntare nel periodo attuale - e forse
ancora incompleta. A questo proposito, l'eventualità
di una risalita sposterebbe nel tempo la
fine dell'onda V (e quindi anche della (5)?),
ma poi si giungerebbe comunque alla resa
dei conti. Se ne conclude che, non essendoci
necessariamente una distinzione temporale
fra onde maggiori e onde minori di grado
adiacente, - a detta di Elliott - ci troveremo
fra non molto nell'ipotesi raffigurata in
verde (ma non a lungo), oppure in quella
fucsia, ben piu` realistica. Anche l'indicatore,
se pur marcato diversamente, conduce alle
stesse conclusioni. La progressiva perdita
di forza mostrata dall'oscillatore con la
presenza di massimi decrescenti, sottolinea
come la propensione al rischio da parte
dei risparmiatori sia andata progressivamente
diminuendo. I sottoscrittori di fondi azionari,
infatti, a questi livelli hanno recuperato
- chi piu`, chi meno - le perdite del crollo
del 2000: nessuna meraviglia che si riprendano
il "maltolto".
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