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Analisi storico Comit - quadro a tinte fosche !
di Camillo Adriani (Cami)


(V. anche commento macro e S&P/mib - grafico aggiornato)

11 / sett / 07 h. 0.00

Da un'analisi dello storico dell'indice Comit emerge un quadro a tinte fosche.

Mi sono reso conto che quando un'analisi non rispecchia abbastanza fedelmente i canoni ortodossi su cui si fonda, i risultati sono contraddittori e spesso fuorvianti. E questo non per colpa di chi esegue l'analisi, ma a volte per colpa del modello, che per la sua complessità può prestarsi a varie interpretazioni. Ciò e' particolarmente vero per la soluzione del conteggio delle onde di Elliott, che a detta del loro scopritore, se ben individuate darebbero l'esatta posizione e il futuro sviluppo di un mercato. Elliott sapeva che nella realtà i movimenti di prezzo sarebbero stati difformi dal suo schema, perciò per individuarli e classificarli dettò delle linee-guide in aiuto agli analisti. Nonostante ciò, tutt'ora lo studio di questa avvincente materia divide le opinioni dei suoi estimatori, con soddisfazione di coloro che ribadiscono l'inutilità di questo metodo di analisi. Un interessante esempio d'interpretazione dell'andamento delle quotazioni e' offerto dal grafico a cadenza mensile dell'indice Comit, parente stretto dell' S&P/MIB, ma con piu` anni alle spalle. Supposto che la conta (1)-(2)-(3)-(4) del "Superciclo" sia corretta, possiamo osservare che i due grandi minimi (2), zigzag, e (4), flat, poggiano su di una retta (trendline) di moderata angolazione. Da allora, - eravamo nel '92 - la retta non e' piu` stata interessata. Al suo posto se n'e' formata un'altra piu` aggressiva che supporta tutt'ora la nuova fase iniziata alla fine del '92. Anche essa, come l'altra, sorregge i minimi II e IV del grado "Ciclo" sottostante; in piu` ha la caratteristica di trarre origine dalla precedente onda (4), cosa che le conferisce ulteriore autorevolezza. Anche questa non e' piu` stata toccata. Nell'analisi proposta si e' utilizzato un oscillatore per meglio interpretare la configurazione delle onde di Elliott. Il risultato e' quello schematizzato sull'oscillatore stesso, che pare mostrare una conta condivisibile, ma affatto incoraggiante (sta indicando il basso). L'altra analisi e' quella derivante da ciò che invece percepisce l'occhio umano. Fino all'onda II del grado Ciclo (1995) tutto concorda; da lì in avanti il quadro cambia: l'onda V del Ciclo sparisce per far posto ad una Expanded Flat [struttura piatta 3-3-5, etichettata con (A)-(B)-(C)], per rispuntare nel periodo attuale - e forse ancora incompleta. A questo proposito, l'eventualità di una risalita sposterebbe nel tempo la fine dell'onda V (e quindi anche della (5)?), ma poi si giungerebbe comunque alla resa dei conti. Se ne conclude che, non essendoci necessariamente una distinzione temporale fra onde maggiori e onde minori di grado adiacente, - a detta di Elliott - ci troveremo fra non molto nell'ipotesi raffigurata in verde (ma non a lungo), oppure in quella fucsia, ben piu` realistica. Anche l'indicatore, se pur marcato diversamente, conduce alle stesse conclusioni. La progressiva perdita di forza mostrata dall'oscillatore con la presenza di massimi decrescenti, sottolinea come la propensione al rischio da parte dei risparmiatori sia andata progressivamente diminuendo. I sottoscrittori di fondi azionari, infatti, a questi livelli hanno recuperato - chi piu`, chi meno - le perdite del crollo del 2000: nessuna meraviglia che si riprendano il "maltolto".

 
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