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20 / nov
/ 07 h. 15
E' con
vivo piacere che raccogliamo l'invito di
noisefromamerika
a pubblicare dei loro articoli.
E' urgente fare
bene, fare presto e fare a larga scala una
severa critica del giornalismo economico
e di ciņ che va pubblicando in Italia, specialmente
con riguardo ai bassi salari.
Dopo la relazione
Draghi, ma anche prima va detto, la stampa
italiana ha scoperto che il reddito degli
italiani non cresce. E ce ne spiega le cause
suggerendo di conseguenza le cure appropriate.
Si vedano
esempi qui,
qui
e qui
(quest'ultimo segnalato da un'altra cortese
e graziosa lettrice).
Urge
demistificazione! Questi stanno
dicendo delle cretinate veramente invereconde
che girano sulla stampa e, ne son certo,
finiscono nei continui ed ossessivi quaquaraqua
televisivi. Alle invereconde baggianate
giornalistiche fanno poi da accompagnamento
analisi "tecniche" incoerenti
prodotte da economisti da spiaggia, come
quelle che trovate in questo
sito e diosolosa in quanti altri. In
particolare, su quest'ultimo sito - assurto
ad apparente fucina del pensiero economico
rifondarol-manifestante - vi invito a leggere
il dotto sproloquio sul capitale umano,
il mercato malato e le eterne "riforme
di struttura" a firma di tali Roberto
Romano e Sergio Ferrari
... tra confusione ideologica, assenza di
qualsiasi analisi empirica, e completa ignoranza
di cosa determini produttivita' e
crescita, il pastrocchio che ne esce e'
ilare. Ma c'e' poco da ridere, visto che
poi su queste comiche idee il Parlamento
italiano ci fonda la politica economica.
Sia chiaro,
le cretinate non consistono nel documentare
che, da quasi un decennio, salari e stipendi
(in Italia si ama ancora fare questa distinzione:
il primo lo prende il butto operaio, il
secondo va invece al piu' civilizzato impiegato)
non crescono in termini reali ed in alcuni
casi addirittura calano. Questo e' vero,
ed e' il sintomo piu' solido e piu' drammatico
del declino del paese. Non crescono al lordo,
prima delle tasse. La crescente tassazione
del valore aggiunto generato dal settore
privato, per mantenere le inutili spese
della casta e della sua corte romana, hanno
ridotto in moltissimi settori il reddito
disponibile reale dei lavoratori italiani.
Questo fatto era noto da un pezzo a chiunque
non avesse il prosciutto sugli occhi. Il
problema sta nel capirne correttamente le
cause ed individuarne quindi i necessari
rimedi. Ed e' a questo punto che le cretinate
in Italia fioccano.
Le cretinate
consistono nel sostenere le varie teorie
incoerenti che attribuiscono la mancata
crescita del reddito degli italiani ai prezzi
che crescono troppo (per cui basta fare
il controllo amministrativo dei prezzi ed
il reddito reale cresce), o al mancato rinnovo
dei contratti (per cui basta scioperare
piu' frequentemente e duramente, ed i redditi
reali crescono) o al diffondersi dei lavori
precari (per cui basta imporre per via legislativa
o contrattuale l'eliminazione del precariato
et voila' siamo tutti subito piu'
ricchi) ed altre corbellerie di questo tipo.
Oppure, se si scrive sul Manifesto, basta
straparlare di mancate "riforme di
struttura" e dell'assenza di adeguato
intervento pubblico che curi il mercato
malato, come sproloquiano incoerentemente
i due "economisti" di cui sopra,
perche' il miracolo si avveri.
Urge demistificazione,
ripeto. Se leggete i commenti dei lettori
nel secondo e nel terzo link che ho messo,
vi viene la pelle d'oca. L'ignoranza e la
confusione diffuse in Italia sulle cause
del declino sono impressionanti e spaventose.
Su tale ignoranza si mantiene la casta,
il suo non riformare e l'eterno mal governare,
sia esso prodian-rifondarolo o berlusconian-corporativitista.
Su tale ignoranza si costruiscono solo ulteriori
disastri a venire: un declino economico
cosi' massificato e persitente non si inverte
in poco tempo, ne' senza misure di drastica
e dolorosa riforma (questa si strutturale!)
che liberino mercati, concorrenza, meritocrazia
e mobilita' sociale. E che taglino
le maledette tasse assieme alle maledette
spese pubbliche inutili.
Purtroppo
mi manca il tempo per farlo, quindi posso
solo fare l'appello ad altri piu' capaci
di me. Il tempo mi manca perche' qui il
mercato non e' malato. Tralasciando il mercato
senior, dove faccio da ansioso acquirente,
ho sei studenti sul mercato junior medesimo:
un italiano, uno spagnolo, un russo, un
turco, un argentino ed un giapponese. Cercano
tutti ed entusiasticamente un lavoro precario,
con rischio di licenziamento in tre o sei
anni se non producono nuova conoscenza ad
alto ritmo e non insegnano come si deve.
In compenso, se lo trovano negli USA, il
lavoro precario in questione paghera'
loro un salario iniziale di almeno 120mila
dollari ... agli altri raccontare cosa succederebbe
se lo trovassero invece in Europa o, peggio
ancora fatte salve due eccezioni, in Italia.
Non urge
solo una demistificazione del tutto, urge
un noiseFromAmerika di massa ...
diventa sempre piu' duro tenere il passo,
eppure bisogna tenerlo. Cerco un RA per
fare nFA, volunteer anyone?
...
In risposta ad una domanda specifica sulle
remunerazioni negli Usa Boldrin risponde:
Il mercato l'anno
scorso aveva un salario medio (per i 9 mesi)
di $110k (cioe' $110000, nota redazionale)
per un tenure track assistant professor
negli USA. Diciamo per persone che prendevano
un posto nei top 30 dipartimenti di economia.
Chi prendeva lavoro nelle business schools
guadagnava di piu' ed anche, nel dipartimento
di finanza, MOLTO di piu'. Per esempio,
sulla base dei salari dei miei studenti,
un assistant professor in finance in una
top b-school, due anni fa aveva un salario
(9 mesi) di partenza che era $160k. Quest'anno,
se non e' 200k e' 180-190k. Ma occorre tener
conto anche di un altro elemento. Questi
sono salari per i 9 mesi, poi ci sono i
tre mesi estivi. Nei tre mesi estivi puoi
integrare il tuo salario per 2/9 in piu'
con fondi di ricerca NSF, NIH, NIA, etc.
Se hai una fonte non federale, puoi arrivare
a 3/9, quindi i numeri precendenti si moltiplicano
per 1.33! Infine, i giovani appena assunti
ricevono sempre, come incoraggiamento, 2/9
di salario per i primi 3-5 anni del loro
contratto. Il mio studente su cui si basa
l'esempio precedente aveva un salario di
partenza, sui 12 mesi, di $210K! Da cui
la mia stima, che come vedi e' un limite
inferiore. Ovviamente se esci da questo
gruppo "elitario" di 50/60 dipartimenti
(tra dept of economics e b-schools parliamo
di circa 150-200 persone che ogni anno trovano
questo tipo di occupazione) i salari calano,
ma non moltissimo. Son molti anni che non
piazzo nessun studente a IMF o WB, quindi
non so i numeri correnti, ma di sicuro 100K
li prendono e quelli sono ESENTASSE! Nelle
istituzioni accademiche che vengono dopo
le prime 60 l'anno scorso si viaggiava attorno
ai 90K per i 9 mesi. Suppongo la stima MIT
si basasse sul fatto che contavano anche
i loro studenti che hanno ottenuto un lavoro
in Europa. Se includi anche quelli allora
un valore di $80K per il salario mediano
di due o tre anni fa e' un numero perfettamente
ragionevole. Queste osservazioni invitano
a riflettere su un altro tema, ossia la
crescita (a mio avviso fenomenale nell'ultimo
decennio) dei salari accademici di mercato
nelle scienze "dure", inclusa l'economia
... ma anche qui mi manca il tempo. In termini
di futurologia - e per chi ha figli giovani
soprattutto! - mi sembra un tema interessantissimo
e di grande rilevanza sociale.
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