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Lettere dall'America - Salari bassi ed informazione economica
di Michele Boldrin (noisefromamerika.org)


20 / nov / 07 h. 15

E' con vivo piacere che raccogliamo l'invito di noisefromamerika a pubblicare dei loro articoli.

E' urgente fare bene, fare presto e fare a larga scala una severa critica del giornalismo economico e di ciņ che va pubblicando in Italia, specialmente con riguardo ai bassi salari.

Dopo la relazione Draghi, ma anche prima va detto, la stampa italiana ha scoperto che il reddito degli italiani non cresce. E ce ne spiega le cause suggerendo di conseguenza le cure appropriate.

Si vedano esempi qui, qui e qui (quest'ultimo segnalato da un'altra cortese e graziosa lettrice).

Urge demistificazione! Questi stanno dicendo delle cretinate veramente invereconde che girano sulla stampa e, ne son certo, finiscono nei continui ed ossessivi quaquaraqua televisivi. Alle invereconde baggianate giornalistiche fanno poi da accompagnamento analisi "tecniche" incoerenti prodotte da economisti da spiaggia, come quelle che trovate in questo sito e diosolosa in quanti altri. In particolare, su quest'ultimo sito - assurto ad apparente fucina del pensiero economico rifondarol-manifestante - vi invito a leggere il dotto sproloquio sul capitale umano, il mercato malato e le eterne "riforme di struttura" a firma di tali Roberto Romano e Sergio Ferrari ... tra confusione ideologica, assenza di qualsiasi analisi empirica, e completa ignoranza di cosa determini produttivita'  e crescita, il pastrocchio che ne esce e' ilare. Ma c'e' poco da ridere, visto che poi su queste comiche idee il Parlamento italiano ci fonda la politica economica.

Sia chiaro, le cretinate non consistono nel documentare che, da quasi un decennio, salari e stipendi (in Italia si ama ancora fare questa distinzione: il primo lo prende il butto operaio, il secondo va invece al piu' civilizzato impiegato) non crescono in termini reali ed in alcuni casi addirittura calano. Questo e' vero, ed e' il sintomo piu' solido e piu' drammatico del declino del paese. Non crescono al lordo, prima delle tasse. La crescente tassazione del valore aggiunto generato dal settore privato, per mantenere le inutili spese della casta e della sua corte romana, hanno ridotto in moltissimi settori il reddito disponibile reale dei lavoratori italiani. Questo fatto era noto da un pezzo a chiunque non avesse il prosciutto sugli occhi. Il problema sta nel capirne correttamente le cause ed individuarne quindi i necessari rimedi. Ed e' a questo punto che le cretinate in Italia fioccano.

Le cretinate consistono nel sostenere le varie teorie incoerenti che attribuiscono la mancata crescita del reddito degli italiani ai prezzi che crescono troppo (per cui basta fare il controllo amministrativo dei prezzi ed il reddito reale cresce), o al mancato rinnovo dei contratti (per cui basta scioperare piu' frequentemente e duramente, ed i redditi reali crescono) o al diffondersi dei lavori precari (per cui basta imporre per via legislativa o contrattuale l'eliminazione del precariato et voila'  siamo tutti subito piu' ricchi) ed altre corbellerie di questo tipo. Oppure, se si scrive sul Manifesto, basta straparlare di mancate "riforme di struttura" e dell'assenza di adeguato intervento pubblico che curi il mercato malato, come sproloquiano incoerentemente i due "economisti" di cui sopra, perche' il miracolo si avveri.

Urge demistificazione, ripeto. Se leggete i commenti dei lettori nel secondo e nel terzo link che ho messo, vi viene la pelle d'oca. L'ignoranza e la confusione diffuse in Italia sulle cause del declino sono impressionanti e spaventose. Su tale ignoranza si mantiene la casta, il suo non riformare e l'eterno mal governare, sia esso prodian-rifondarolo o berlusconian-corporativitista. Su tale ignoranza si costruiscono solo ulteriori disastri a venire: un declino economico cosi' massificato e persitente non si inverte in poco tempo, ne' senza misure di drastica e dolorosa riforma (questa si strutturale!) che liberino mercati, concorrenza, meritocrazia e mobilita'  sociale. E che taglino le maledette tasse assieme alle maledette spese pubbliche inutili.

Purtroppo mi manca il tempo per farlo, quindi posso solo fare l'appello ad altri piu' capaci di me. Il tempo mi manca perche' qui il mercato non e' malato. Tralasciando il mercato senior, dove faccio da ansioso acquirente, ho sei studenti sul mercato junior medesimo: un italiano, uno spagnolo, un russo, un turco, un argentino ed un giapponese. Cercano tutti ed entusiasticamente un lavoro precario, con rischio di licenziamento in tre o sei anni se non producono nuova conoscenza ad alto ritmo e non insegnano come si deve. In compenso, se lo trovano negli USA, il lavoro precario in questione paghera'   loro un salario iniziale di almeno 120mila dollari ... agli altri raccontare cosa succederebbe se lo trovassero invece in Europa o, peggio ancora fatte salve due eccezioni, in Italia.

Non urge solo una demistificazione del tutto, urge un noiseFromAmerika di massa ... diventa sempre piu' duro tenere il passo, eppure bisogna tenerlo. Cerco un RA per fare nFA, volunteer anyone?

... In risposta ad una domanda specifica sulle remunerazioni negli Usa Boldrin risponde:
Il mercato l'anno scorso aveva un salario medio (per i 9 mesi) di $110k (cioe' $110000, nota redazionale) per un tenure track assistant professor negli USA. Diciamo per persone che prendevano un posto nei top 30 dipartimenti di economia. Chi prendeva lavoro nelle business schools guadagnava di piu' ed anche, nel dipartimento di finanza, MOLTO di piu'. Per esempio, sulla base dei salari dei miei studenti, un assistant professor in finance in una top b-school, due anni fa aveva un salario (9 mesi) di partenza che era $160k. Quest'anno, se non e' 200k e' 180-190k. Ma occorre tener conto anche di un altro elemento. Questi sono salari per i 9 mesi, poi ci sono i tre mesi estivi. Nei tre mesi estivi puoi integrare il tuo salario per 2/9 in piu' con fondi di ricerca NSF, NIH, NIA, etc. Se hai una fonte non federale, puoi arrivare a 3/9, quindi i numeri precendenti si moltiplicano per 1.33! Infine, i giovani appena assunti ricevono sempre, come incoraggiamento, 2/9 di salario per i primi 3-5 anni del loro contratto. Il mio studente su cui si basa l'esempio precedente aveva un salario di partenza, sui 12 mesi, di $210K! Da cui la mia stima, che come vedi e' un limite inferiore. Ovviamente se esci da questo gruppo "elitario" di 50/60 dipartimenti (tra dept of economics e b-schools parliamo di circa 150-200 persone che ogni anno trovano questo tipo di occupazione) i salari calano, ma non moltissimo. Son molti anni che non piazzo nessun studente a IMF o WB, quindi non so i numeri correnti, ma di sicuro 100K li prendono e quelli sono ESENTASSE! Nelle istituzioni accademiche che vengono dopo le prime 60 l'anno scorso si viaggiava attorno ai 90K per i 9 mesi. Suppongo la stima MIT si basasse sul fatto che contavano anche i loro studenti che hanno ottenuto un lavoro in Europa. Se includi anche quelli allora un valore di $80K per il salario mediano di due o tre anni fa e' un numero perfettamente ragionevole. Queste osservazioni invitano a riflettere su un altro tema, ossia la crescita (a mio avviso fenomenale nell'ultimo decennio) dei salari accademici di mercato nelle scienze "dure", inclusa l'economia ... ma anche qui mi manca il tempo. In termini di futurologia - e per chi ha figli giovani soprattutto! - mi sembra un tema interessantissimo e di grande rilevanza sociale.

 

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