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Mag 08
h. 00:30
L'articolo e' riprodotto da un sito molto
utile perche' assemblato da 'intellettuali'
italiani che lavorano in America. Non e'
che tutto sia condivisibile ma e' senz'altro
stimolante leggerli.
Ieri sera sono andato con degli amici in
una cava dell'East Village a sentire del
jazz. L'East Village, per quanto ormai abbastanza
turistico, è per tradizione una delle zone
un po' alternative della città: ristoranti
relativamente a buon mercato, una parte
di appartamenti ancora a equo canone occupati
da sballati di altre generazioni, notevole
consumo di droga, locali aperti fino a notte
tarda. Nella cava suona un gruppo interessante
il cui cantante è un ragazzo italiano, di
Bologna. Sembra Tom Waits, ha la voce roca,
un bel cappello e un paio di pantaloni tenuti
su con le bretelle. Vive a Brooklyn, suona
per vivere, ogni tanto cura la musica di
film e documentari di amici. Insomma, non
proprio un banchiere di Wall Street che
si rilassa suonando nei locali della notte
(ci sono anche quelli, ne conosco un paio).
Chiaccheriamo
a un intervallo dello spettacolo. Mi dice
che va spesso in Italia, ma che non si sogna
di tornare, che il lavoro a New York è una
meraviglia, che suona nel locale ma che
lo lasciano libero di prendersi tempo per
ogni progetto, anche per periodi lunghi,
e questo per lui è importante. Alla faccia
dell'ossessione contro il precariato che
distrugge l'Italia (di questo ho già parlato
agli albori di nFA). Il discorso cade su
Roma perché alcuni amici sono romani.
Dice
che non vede come Rutelli possa correre
a sindaco, che l'ha già fatto, che à stato
vice-primo-ministro, che nei paesi seri
in politica si va avanti, non indietro,
che Alemanno sarà anche fascista, ma almeno
non fa parte di quel gruppetto di pseudo-intellettuali
che hanno da tempo il controllo sulla città...
Sono uscito molto colpito dalla serata.
Buona la cena, la musica, la compagnia,
e il vino. Ma soprattutto scioccante e rinfrescante
il discorso dell'amico musicista.
Se
la sinistra non perde solo l'appoggio degli
operai in catena di montaggio, ma anche
dei musicisti jazz italiani dell'East Village
che sembrano Tom Waits, sarà il caso di
fermarsi a riflettere duramente. Ed invece
già li sento, "è che la gente ha irrazionale
paura dei rumeni..." Nessun rumeno nell'East
Village, vi assicuro. 28 Apr 08.
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