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	<title>BorsaPlus - Giornale dei mercati finanziari</title>
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		<title>La pop-star dell&#8217;economia Nouriel Roubini e la &#8220;quadratura del cerchio&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 08:30:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano Priori Friggi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella che segue e&#8217; la riproduzione di un mio articolo di un anno e mezzo fa sul sito neomonetarismo. La ripropongo qui perche&#8217; attuale. Al Workshop Ambrosetti a Cernobbio del sett. 2010 Nouriel Roubini, la pop-star del momento tra gli economisti, con riferimento all’attuale crisi in cui si dibatte l’economia occidentale, ha parlato dei possibili provvedimenti da prendere, cimentandosi anche nella “quadratura del cerchio”. Il primo elemento su cui bisogna arrivare a una decisione è se puntare all’austerity o al controllo dei conti pubblici. Mentre Padoa Schioppa si è schierato senza tentennamenti con la soluzione europea, cioè con l’austerity (ma successivamente, come ho scritto in precedenza, il Nobel P. Krugman ha provato sul suo blog a dire qualcosa di diverso a proposito delle politiche della Germania), Roubini ha sostenuto che « nel medio termine abbiamo bisogno di avere conti pubblici sostenibili. Tuttavia nel breve termine le misure di austerity, aumentando le tasse e riducendo la spesa pubblica, possono produrre effetti negativi sulla crescita economica, indebolendo la ripresa ». Allora che si fa? Roubini quadra il cerchio. E come? Sembrerebbe di capire che nel breve si deve spendere, ma a patto che si punti contemporaneamente ad un rientro dei conti pubblici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/a/a5/Nouriel_Roubini_05.jpg/80px-Nouriel_Roubini_05.jpg" alt="Miniatura della versione delle 22:00, 7 gen 2009" width="80" height="120" /><em>Quella che segue e&#8217; la riproduzione di un mio articolo di un anno e mezzo fa sul sito neomonetarismo. La ripropongo qui perche&#8217; attuale.</em><br />
Al Workshop Ambrosetti a Cernobbio del sett. 2010 Nouriel Roubini, la pop-star del momento tra gli economisti, con riferimento all’attuale crisi in cui si dibatte l’economia occidentale, ha parlato dei possibili provvedimenti da prendere, cimentandosi anche nella “quadratura del cerchio”. Il primo elemento su cui bisogna arrivare a una decisione è se puntare all’austerity o al controllo dei conti pubblici. Mentre Padoa Schioppa si è schierato senza tentennamenti con la soluzione europea, cioè con l’austerity (ma successivamente, come ho scritto in precedenza, il Nobel P. Krugman ha provato sul suo blog a dire qualcosa di diverso a proposito delle politiche della Germania), Roubini ha sostenuto che « nel medio termine abbiamo bisogno di avere conti pubblici sostenibili. Tuttavia nel breve termine le misure di austerity, aumentando le tasse e riducendo la spesa pubblica, possono produrre effetti negativi sulla crescita economica, indebolendo la ripresa ».</p>
<p>Allora che si fa? Roubini quadra il cerchio. E come? Sembrerebbe di capire che nel breve si deve spendere, ma a patto che si punti contemporaneamente ad un rientro dei conti pubblici credibile, « fissando un calendario rigoroso di riduzione della spesa pubblica per pensioni, sanità e pubblica amministrazione ». Per quanto riguarda l’Italia, visto che si era a Cernobbio, non sarebbe stato indifferente mettere in risalto che, cosi’ facendo, si sarebbe trattato di un attacco in piena regola a quel poco di Stato sociale che c’è (attenzione, un conto colpire gli sprechi, un conto lo stato sociale indispensabile; il rischio, visto come siamo messi, e’ che ci perda soprattutto quest’ultimo). Ma non sembra che qualcuno lo abbia rilevato. Niente è stato detto invece – nei giornali almeno non se ne parla – sugli sprechi incredibili della politica.</p>
<p>Così per il prode economista della New York University si quadra il cerchio: spesa immediata + calendario. Almeno così sembrava di aver capito. Ma non e’ finita qui: per R. sbagliano tutti, sbaglia l’America perché non sta facendo niente per « risanare i conti pubblici », nonostante l’enorme debito, sbaglia l’Inghilterra e sbagliano anche i paesi dell’Eurozona quando puntano sull’austerity, « col rischio di mantenere in recessione quei paesi che non ne sono ancora usciti e provocare una caduta per chi invece ne sta uscendo ».</p>
<p>Ma allora, insomma, oltre alla spesa per il “breve” e il calendario per il “lungo”, che si deve fare? La guerra commerciale, questa è la verità. Con quale strumento? Con la Bce. La Banca centrale europea dovrebbe, in poche parole, inondare il sistema di liquidità, di modo che, tra i tanti benefici (quali,  visto che la liquidita’ non mi risulta che sia insufficiente, mi pare, data l’attuale domanda di moneta?), si otterrebbe anche il risultato di indebolire la valuta unica nei confronti del dollaro. Insomma, per risanare l’economia europea bisogna puntare sulle esportazioni, esattamente come faceva l’italietta dei bei tempi con le svalutazioni competitive. Pericoli di inflazione (che manderebbero  a monte il giochetto, con danni difficilmente poi riparabili)? Stando alla cronache sembrerebbe che cio’ non preoccupa eccessivamente il nostro economista bocconiano.</p>
<p>Non si capisce bene, a questo punto come il cerchio sia stato “in-quadrato”. Dunque, se la ripresa europea ha, in fondo, come unica chanche la svalutazione competitiva, spostandoci dall’altro lato dell’Atlantico cosa si dovrebbe dire? Dato che anche lì la situazione, compresi i conti pubblici, – lo ha detto più volte anche Obama -, alla fin fine si puo’ risolvere solamente con una ripresa dell’economia, in particolare puntando sulle esportazioni. Ma poiche’ quanto a consumi in America non si scherza, come si riparte nel concreto (ma il Pil Usa non e’ mica male), e come si riequilibra il deficit commerciale americano? Con la svalutazione della moneta, a cominciare dal dollaro nei confronti dell’euro, con la speranza, tanto per fare qualche esempio che R. dovrebbe conoscere bene, di far diminuire le esportazioni tedesche ed italiane. Con l’ottica di Roubini non mi pare ci siano altre conclusioni da trarre.</p>
<p>A me pare in definitiva che siamo ancora al punto zero, caro Roubini. Cioè al cerchio e al quadrato poco quadrati. Del resto il pi-greco e’ o no un numero trascendente, esattamente come l’economia per tanti economisti?</p>
<p>Luciano Priori Friggi &#8211; [da: neomonetarismo.it]</p>
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		<title>Wall Street : moderatamente, ma scende ancora</title>
		<link>http://www.borsaplus.com/index.php/archives/2012/05/16/wall-street-moderatamente-ma-scende-ancora/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 21:46:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi borsa]]></category>
		<category><![CDATA[Wall Street]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.borsaplus.com/?p=7544</guid>
		<description><![CDATA[La borsa americana chiude mercoledì ancora al ribasso, accentuando la debolezza degli ultimi giorni. E&#8217; al suo piu&#8217; basso livello dal gennaio scorso. Pesa l&#8217;impasse politica in Grecia e il clima politico generale in Europa. Sui mercati americani il Dow Jones Industrials ha chiuso a 12598.55 -0,26% e il Nasdaq Composite, l&#8217;indice dei tecnologici, a 2874.04 -0,68%. L&#8217;indice S&#038;P 500, piu&#8217; rappresentativo dell&#8217;intero mercato, ha terminato la seduta a 1324.8 -0,44%. Il peggior titolo del Dow Jones e&#8217; BANK OF AMERICA CO che chiude a 7.11 con una performance del -2,60%, subito dopo ALCOA INC con un prezzo pari a 8.49 e una performance del -2,53%, segue JPMORGAN CHASE &#038; CO che quota 35.46 con una performance del -2,15%. Tra i titoli migliori MERCK &#038; CO INC NEW con un prezzo pari a 38.23 con una performance del +1,30%. segue PFIZER INC che chiude a 22.64 con una performance del +1,52%, e infine GENERAL ELECTRIC CO che quota 19 con una performance del +3,26%. Tutti i titoli del Dow Jones Riproduzione riservata. Copyright : borsaplus.com]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="Wall Street"><img class="alignleft" title="Wall Street" src="http://www.borsaplus.com/images/wallminiwiki1.jpg" alt="Wall Street" width="115" height="120" /></a></p>
<p>La borsa americana chiude mercoledì ancora al ribasso, accentuando la debolezza degli ultimi giorni. E&#8217; al suo piu&#8217; basso livello dal gennaio scorso. Pesa l&#8217;impasse politica in Grecia e il clima politico generale in Europa.</p>
<p>Sui mercati americani il <b>Dow Jones Industrials</b> ha chiuso a  12598.55 -0,26% e il <b>Nasdaq Composite</b>, l&#8217;indice dei tecnologici, a   2874.04 -0,68%. L&#8217;indice <b>S&#038;P 500</b>, piu&#8217; rappresentativo dell&#8217;intero mercato, ha terminato la seduta a   1324.8 -0,44%.</p>
<p>Il <b>peggior titolo</b> del <b>Dow Jones</b> e&#8217; BANK OF AMERICA CO che chiude a 7.11 con una performance del -2,60%, subito dopo ALCOA INC con un prezzo pari a 8.49 e una performance del -2,53%, segue JPMORGAN CHASE &#038; CO che quota 35.46 con una performance del -2,15%. Tra i <b>titoli migliori</b> MERCK &#038; CO INC NEW con un prezzo pari a 38.23 con una performance del +1,30%. segue PFIZER INC che chiude a 22.64 con una performance del +1,52%, e infine GENERAL ELECTRIC CO che quota 19 con una performance del +3,26%.</p>
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<p>Tutti i titoli del <a href="http://www.borsaplus.com/index.php/titoli-del-dow-jones-industrials/">Dow Jones</a></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Riproduzione riservata. Copyright : <a href="http://www.borsaplus.com/">borsaplus.com</a></strong></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 626px"><img title="S&#038;P500" src="http://www.borsaplus.com/borsaim/0_SP500.gif" alt="S&#038;P500" width="616" height="300" /><p class="wp-caption-text">S&#038;P500 - Fonte grafico Nikeborsa</p></div>
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		<title>Borsa italiana : 13000 punti di FTSE mib a rischio</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 18:21:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi borsa]]></category>
		<category><![CDATA[Borsa italiana]]></category>
		<category><![CDATA[piazza affari]]></category>

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		<description><![CDATA[A Piazza Affari l&#8217;idice piu&#8217; rappresentativo, l&#8217;FTSE mib, ha sfiorato i 13000 punti per poi rimbalzare. La chiusura e&#8217; stata tuttavia ancora negativa. Inutile dire che le preoccupazoni per la situazione greca, ma anche spagnola e italiana, tengonno banco. Finmeccanica migliore performance, peggiore A2A. A Piazza Affari l&#8217;indice delle blue chips FTSE Mib chiude a 13283.55 -0,21%. In Europa l&#8217;indice dei maggiori titoli Eurostoxx50 chiude a 2175.34 -0,15%, a Francoforte il Dax 30 ha terminato la seduta a 6384.26 -0,26% e a Londra il Ftse100 chiude a 5405.25 -0,60%. Questa mattina a Tokyo il Nikkei ha concluso le contrattazioni a 8801.17 -1,12%. Il peggior titolo del FTSE mib e&#8217; A2A che chiude a 0.4944 con una performance del -4,46%, subito dopo Bca MPS con un prezzo pari a 0.2164 e una performance del -3,91%, segue CAMPARI che quota 5.29 con una performance del -2,85%. Tra i titoli migliori Bco_Pop_EmiliaRomagna con un prezzo pari a 3.762 con una performance del +2,45%. segue Bca Pop MILANO che chiude a 0.3392 con una performance del +4,37%, e infine FINMECCANICA che quota 2.786 con una performance del +4,58%. Lo spread Btp-Bund e&#8217; al rialzo a 439 punti base. Riproduzione riservata. Copyright : borsaplus.com]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 211px"><img title="borsa italiana - wiki" src="http://www.borsaplus.com/images/borsaitalianaingresso.jpg" alt="borsa italiana - wiki" width="201" height="130" /><p class="wp-caption-text">borsa italiana - from Wiki</p></div>
<p>A Piazza Affari l&#8217;idice piu&#8217; rappresentativo, l&#8217;FTSE mib, ha sfiorato i 13000 punti per poi rimbalzare. La chiusura e&#8217; stata tuttavia ancora negativa. Inutile dire che le preoccupazoni per la situazione greca, ma anche spagnola e italiana, tengonno banco. Finmeccanica migliore performance, peggiore A2A.</p>
<p>A Piazza Affari l&#8217;indice delle blue chips <b>FTSE Mib</b> chiude a  13283.55 -0,21%. In Europa l&#8217;indice dei maggiori titoli <b>Eurostoxx50</b> chiude a  2175.34 -0,15%, a Francoforte il <b>Dax 30</b> ha terminato la seduta a  6384.26 -0,26% e a Londra il <b>Ftse100</b> chiude a  5405.25 -0,60%. Questa mattina a Tokyo il <b>Nikkei</b> ha concluso le contrattazioni a  8801.17 -1,12%.</p>
<p>Il <b>peggior titolo</b> del <b>FTSE mib</b> e&#8217; A2A che chiude a 0.4944 con una performance del -4,46%, subito dopo Bca MPS con un prezzo pari a 0.2164 e una performance del -3,91%, segue CAMPARI che quota 5.29 con una performance del -2,85%. Tra i <b>titoli migliori</b> Bco_Pop_EmiliaRomagna con un prezzo pari a 3.762 con una performance del +2,45%. segue Bca Pop MILANO che chiude a 0.3392 con una performance del +4,37%, e infine FINMECCANICA che quota 2.786 con una performance del +4,58%.</p>
<p>Lo <strong>spread Btp-Bund</strong> e&#8217; al rialzo a 439 punti base.</p>
<p><strong>Riproduzione riservata. Copyright : <a href="http://www.borsaplus.com/">borsaplus.com</a></strong></p>
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<g:plusone></g:plusone></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 626px"><img title="FTSE MIB" src="http://www.borsaplus.com/borsaim/0_SPMIB.gif" alt="FTSE MIB" width="616" height="300" /><p class="wp-caption-text">FTSE MIB - Fonte grafico Nikeborsa</p></div>
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		<item>
		<title>Liberalismo? Adesso ve lo spiego</title>
		<link>http://www.borsaplus.com/index.php/archives/2012/05/16/liberalismo-adesso-ve-lo-spiego/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 08:51:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nico Valerio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.borsaplus.com/?p=7538</guid>
		<description><![CDATA[Quello che segue e&#8217; proprio un ottimo articolo di introduzione di Nico Valerio sul pensiero liberale, non c&#8217;e&#8217; che dire. Interessante ad es. la definizione di Stato liberale  forte che si ritrova anche nel mio libro su Bastiat. Luciano Priori Friggi Privatizzazioni? Non necessariamente, perché se la proprietà di un ente passa da un monopolio pubblico ad uno privato, il vantaggio per i cittadini è nullo, anzi potrebbe perfino diminuire. Piuttosto, le liberalizzazioni sono l’essenza del riformismo liberale. E’ essenziale, cioè, che non solo il mercato, ma anche la politica e l’intera società, compresa la cultura, siano davvero aperti, liberi, insomma che ci sia concorrenza, dialettica, critica, agonismo, conflitto, opposizione, competizione, su un piede di assoluta parità. Perché la lotta è il vero fondamento del Liberalismo. Il nemico principale non è certo lo Stato, come dicono anarchici e conservatori (e i tanti neo-liberisti sorti negli ultimi trent’anni sulla scia dei politici Thatcher e Reagan), ma il monopolio, qualunque esso sia (politico, morale, religioso, economico, sociale), ovvero la stasi, il conservatorismo, l’ideologia fissa. Il Liberalismo è una dottrina in divenire, che deve tener conto della Storia: bisogna vedere sul momento, a seconda delle circostanze, che cosa è liberale e che cosa non lo è. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Quello che segue e&#8217; proprio un ottimo articolo di introduzione di Nico Valerio sul pensiero liberale, non c&#8217;e&#8217; che dire. Interessante ad es. la definizione di Stato liberale  forte che si ritrova anche nel mio libro su Bastiat</em>. Luciano Priori Friggi</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 218px"><img class="  " title="nico valerio" src="http://www.borsaplus.com/images/nicovalerio.jpg" alt="" width="208" height="251" /><p class="wp-caption-text">nico valerio</p></div>
<p>Privatizzazioni? Non necessariamente, perché se la proprietà di un ente passa da un monopolio pubblico ad uno privato, il vantaggio per i cittadini è nullo, anzi potrebbe perfino diminuire.</p>
<p>Piuttosto, le liberalizzazioni sono l’essenza del riformismo liberale. E’ essenziale, cioè, che non solo il mercato, ma anche la politica e l’intera società, compresa la cultura, siano davvero aperti, liberi, insomma che ci sia concorrenza, dialettica, critica, agonismo, conflitto, opposizione, competizione, su un piede di assoluta parità. Perché la lotta è il vero fondamento del Liberalismo.</p>
<p>Il nemico principale non è certo lo Stato, come dicono anarchici e conservatori (e i tanti neo-liberisti sorti negli ultimi trent’anni sulla scia dei politici Thatcher e Reagan), ma il monopolio, qualunque esso sia (politico, morale, religioso, economico, sociale), ovvero la stasi, il conservatorismo, l’ideologia fissa. Il Liberalismo è una dottrina in divenire, che deve tener conto della Storia: bisogna vedere sul momento, a seconda delle circostanze, che cosa è liberale e che cosa non lo è.</p>
<p>La competizione, il conflitto, dunque, è il fattore di base del Liberalismo. Ma quanti, pure tra i sedicenti “liberali”, lo sanno o lo accettano?</p>
<p>E il pluralismo può anche venire a mancare o attenuarsi. Per esempio, se i privati – mettiamo il caso dell’economia – sono pigri, non rischiano, non prendono iniziative, ma cercano l’appoggio statale o fanno accordi di cartello. In questi casi, potrebbe toccare addirittura allo Stato liberale fare concorrenza, paradossalmente. Come nel campo culturale: se i cittadini dormono, tocca allo Stato liberale spronarli, mettere a loro disposizione strumenti e servizi per identificare ed esercitare sempre nuove libertà.</p>
<p>Fin dalle prime battute, le due relazioni degli studiosi <strong>Enzo Di Nuoscio</strong> e <strong>Corrado Ocone</strong> nel dibattito “<em>La bellezza della lotta</em>” (dal titolo di un famoso articolo scritto da Luigi Einaudi sulla “Rivoluzione Liberale” di Piero Gobetti, nel 1924, quando l’economista e pensatore liberale aveva già 50 anni e il suo allievo ed editore 23, tenutosi nella sede nazionale di Radicali Italiani, in via di Torre Argentina, a Roma, hanno sprizzato scintille di verità troppo a lungo nascoste dai luoghi comuni a cui il Liberalismo è soggetto.</p>
<p>Vittimismo culturale? No, è normale, checché ne dicano molti liberali, perché il Liberalismo è la dottrina più complessa e sfaccettata, in quanto non fissata da un ipse dixit, ma in continua evoluzione e sempre collegata al divenire della Storia (e qui il pragmatismo anglosassone di Einaudi incontra lo storicismo di Croce). Ne consegue che il Liberalismo – e se n’è avuta un’ennesima prova in questo dibattito – è poco conosciuto non solo dagli avversari, ma anche da moltissimi “liberali”, soprattutto i giovani, che si adagiano per un curioso moderatismo intellettuale – come siamo soliti ripetere – su una lettura comoda, “moderata”, stilizzata ed elementare della dottrina cara a Cavour, Croce ed Einaudi.</p>
<p>E nel mercato un altro paradosso potrebbe essere possibile: imprenditori “socialisti” e operai “liberali”. Quando gli imprenditori (quanti ce ne sono!) vogliono con ogni trucco o cartello aggirare la concorrenza, cercare provvidenze di Stato o Regione, vivere una vita comoda, statica e senza rischi. Mentre magari qualche loro operaio, che vuole elevarsi, ha l’ambizione di migliorarsi individualmente e di rischiare, cerca, inventa la competizione, cambia azienda, oppure diventa artigiano e si mette in proprio. E per loro, perciò, Einaudi manifesta da liberale “la simpatia viva per gli sforzi di coloro i quali vogliono elevarsi da sé, e in questo sforzo, lottano, cadono, si rialzano, imparando a proprie spese a vincere ed a perfezionarsi”. E “l&#8217;operaio crede nella libertà ed è liberale quando si associa ai compagni per creare uno strumento comune di cooperazione o di difesa; è socialista quando invoca dallo Stato un privilegio esclusivo a favore della propria organizzazione o vuole che una legge o la sentenza del magistrato vieti ai crumiri di lavorare”.</p>
<p>E quando manca o è debole la competizione? In casi estremi, quando i privati non la fanno, la può fare lo Stato liberale. (Il pensiero va alle Ferrovie dello Stato del liberale Zanardelli, auspicate già da Spaventa, che eliminarono le rendite di posizione parassitarie dei tanti monopoli ferroviari locali, alzando lo standard qualitativo del servizio per i cittadini).</p>
<p>Altro, perciò, che Stato liberale debole, quasi assente o “minimo” per partito preso (il “guardiano notturno” di <strong>Nozik</strong>), lo <strong>Stato liberale</strong> deve essere <strong>forte</strong> e a suo modo interventista e invasivo, sia pure in senso liberale. Anche perché deve garantire la <strong>legalità</strong>, e non solo da giudice neutrale, ma deve imporre le regole alla società e al mercato, intervenendo dove necessario perfino in economia se il mercato è asfittico (cfr. Cavour) o i soggetti forti, come banche e assicurazioni, sono riluttanti o fanno i prepotenti. Perché lasciati a se stessi, non è vero che i privati diventano di colpo virtuosi e “buoni”, da furbi, aggressivi o pigri che erano. Si scandalizza solo chi non conosce né il Liberalismo storico, né in particolar modo il Risorgimento italiano, in cui le iniziative dall’alto, addirittura dal Governo del Piemonte, furono non solo numerosissime, ma determinanti. Perché, ad aspettare l’evoluzione di tutti gli Italiani, insomma, la maturità del “mercato” delle idee, avremmo ancor oggi il Papa-re, il Lombardo-veneto austriaco e i Borboni.</p>
<p>E altro che Stato liberale “senza idee proprie”, secondo una vulgata diffusissima ma erratissima – a nostro parere – perfino tra liberali, quasi che lo Stato liberale fosse solo un mero contenitore, un campo di calcio senza propri giocatori, e i liberali fossero solo degli arbitri, destinati a perdere in ogni caso la partita, quindi masochisti. Invece, ha specificato Ocone nel dibattito col pubblico (obiezione di Di Massimo), una certa “verità”, cioè una sua propria ideologia condivisa la deve avere, eccome, uno Stato liberale. Pensiamo al Risorgimento, aggiungiamo noi. Se quella classe dirigente coraggiosa e perfino avventurosa non avesse avuto, almeno pro tempore, una sua “verità” condivisa, vera e propria “ideologia di gruppo” capace di motivare le coscienze, addio unità d’Italia</p>
<p>E così, grazie a <strong>Ocone</strong>, scopriamo un inedito Einaudi “filosofo”. Lo scritto di Einaudi del 1920 in risposta e opposizione all’articolo del filosofo Giuseppe Rensi che vaticinava una “città ideale” dove tutti fossero d’accordo su tutto, chiarisce che quella prospettiva per lui equivarrebbe alla morte dello spirito e quindi della libertà, perché mancherebbe il contrasto, la dialettica, indispensabili a quella che i filosofi tra di loro chiamano “verità”. “Se nessuno vi dice che avete torto voi non sapete più di possedere la verità”. “Verità” in casa liberale? C’è da sobbalzare. Ma il senso relativistico e quasi paradossale con cui questo termine filosofico viene usato da Einaudi in risposta al filosofo Rensi ci rassicura. Infatti – specifica Ocone citando Einaudi – permette da un lato di definire per contrasto ciò che si ritiene il vero, che vero non sarebbe senza il suo contrario, dall’altra permette di convincersi che almeno in parte ciò che prima si riteneva falso appartiene al vero. Ecco l’aspetto speculativo e filosofico del pensiero di Einaudi: non esiste il vero come dato definitivo e fisso. Il vero si definisce e può conquistarsi solo attraverso l’opposizione a ciò che vero non è. Questo che significa in pratica? Che la condizione di “verità” o di libertà che si raggiunge non può mai essere considerata definitiva. Il rischio è che l’anticonformismo di oggi, se accettato universalmente, passivamente e senza critica, possa trasformarsi nel conformismo di domani. L’idea, insomma, nasce dal contrasto.</p>
<p>Ma torniamo al mercato. Che per un vero liberale come Einaudi non può essere senza regole. Senza regole, in fondo, sembra a noi che fosse paradossalmente il mercato nell’Unione Sovietica, dove il produttori (le aziende di Stato) facevano quello che volevano, non tenendo in alcun conto la domanda dei cittadini e non facendo concorrenza tra loro. In fondo, era un curioso laissez faire. E infatti, pochi lo ricordano – ma Di Nuoscio l’ha fatto – gli stessi termini liberismo e liberista (che tutti gli attribuiscono) non piacevano più di tanto a Einaudi. “Dovremmo trovare un altro nome”, andava dicendo.</p>
<p>Infatti, un mercato davvero liberale è quello in cui lo Stato in realtà interviene, eccome, secondo Einaudi, tanto da costringere addirittura all’onestà formale con poche regole, forti e certe, i competitori, vigilando anche sull’eguaglianza tra produttori e consumatori. E perché il venditore e il compratore al mercato delle derrate, nella piazza del paese – come esemplifica spesso Einaudi in Lezioni di Politica Sociale – siano al medesimo livello, il compratore deve conoscere tutto della merce che sta acquistando, come e più del venditore, non di meno, come accade oggi, quando comandano i produttori in tutti i campi, e gli acquirenti sono succubi di prezzi che ritengono “imposti” dall’alto, non mobili.</p>
<p>Constatazione fatta nel dibattito col pubblico (<strong>Valerio</strong>) che permette di rivalutare, grazie ad Einaudi, il peso della domanda, cioè dei cittadini-consumatori (diremmo oggi), che “votano” i beni proprio come i cittadini-elettori “acquistano” i partiti (<strong>Schumpeter</strong> e altri), come ha ricordato <strong>Di Nuoscio</strong>. Acquirenti che in un sistema perfettamente liberale einaudiano, aggiungiamo, potrebbero avvalersi di azioni concertate (contro-pubblicità, richiesta di informazioni sul contenuto dei prodotti in vendita, scioperi della spesa, consumi intelligenti, anti-consumismo ecc.) e perfino la possibilità di reimpostare l’ecologia in modo liberale, scientificamente più severo ma non politicizzato, grazie alla triplice coincidenza tra Liberalismo e ambiente (diritti di libertà, scienza, limiti). Da cui, appunto, una “ecologia liberale”. Ma questa è una nostra divagazione per la tangente.</p>
<p>Insomma, un mercato economico (o l’intera società) poco flessibile e con i cittadini-consumatori ignoranti e succubi non è un mercato (società) liberale. Perché non c’è alternativa, dialettica, flessibilità, lotta. E’ per questo che diventa luogo di privilegi di pochi prepotenti, generando caos, anarchia, che storicamente – aggiungiamo – portano dritti dritti al populismo reazionario, al Fascismo, al Comunismo.<br />
Ecco la “moralità” del mercato. Il che ha fatto dire che il liberalismo per Einaudi, tanto importanti sono le regole e la legalità, trascende l’economia, e lo stesso Einaudi, che tutti credono a torto solo un economista mentre invece “il suo pensiero assume aspetti teoretici e perfino spirituali” (Di Nuoscio), assurge al ruolo di filosofo, quasi un moralista della politica, impensabile perfino per molti “liberali” che non lo hanno letto.</p>
<p>Einaudi e Croce, perciò, sono uniti più di quanto non lasci intendere una vulgata originata forse da giornalisti o divulgatori di provincia del 900. In fondo, con metodi diversi – economista e intellettuale pragmatico l’uno, filosofo l’altro – vogliono la stessa cosa. Perché il liberismo di Einaudi, come ha ricordato F.Orlando (L’Europa, 4 maggio) citando la celebre frase del crociano Carlo Antoni, tutto giocato com’è sulle regole e le leggi, è meta-economico, cioè etica; come il liberalismo di Croce, ce lo ha detto egli stesso, è meta-politico, cioè etica.<br />
Ne scaturisce che il vero Liberalismo non è quello che si occupa solo delle imprese o dei “ricchi”, come credevano i comunisti d’un tempo, e oggi gli anarco-capitalisti e i giovani neofiti che vengono dalla Destra, e che non hanno letto né Einaudi né Croce, ma il “Liberalismo della povera gente”.</p>
<p>La stessa biografia di Einaudi, la cui famiglia era di origine modesta, offre spunti che avvalorano una psicologia di stampo contadino e popolare fondata su un’etica del risparmio o del rifiuto dello spreco, attraverso almeno due immagini simboliche: la famosissima mezza pera offerta al commensale Mario Pannunzio in un pranzo ufficiale al Quirinale, quando Einaudi era Presidente della Repubblica (“per evitare che sia gettata via”) e l’altrettanto famosa ciotola di legno rotta, ma legata con lo spago, tramandatagli simbolicamente dal padre, piccolo proprietario agricolo.</p>
<p>La dottrina sociale di mercato, non solo di Einaudi, ma di <strong>Roepke</strong> e degli altri autori liberali, è già un concetto di per sé sufficientemente eversivo per i conformisti, capace di scuotere chi ha un’idea sbagliata del Liberalismo per colpa d’una Destra conservatrice e per niente liberale, eccitata dal revanchismo anti-socialista di <strong>Reagan</strong> e dalla <strong>Thatcher</strong>, cioè dal neo-liberismo selvaggio degli ultimi 30 anni che tanti danni ha prodotto all’Occidente, non ultimo l’attuale crisi di sistema sia finanziaria che economica.</p>
<p>Anzi, pur non avendo mai accettato le semplificazioni del socialismo marxiano, come tutte le soluzioni che vengono a cadere dall’alto in modo paternalistico e assistenziale, e che impediscono il riscatto dell’individuo, Einaudi parla della sua forte simpatia umana verso gli operai socialisti, spesso più liberali dei loro datori di lavoro.</p>
<p>Le “tre gambe del trespolo” del Liberalismo di Einaudi, cioè fondato su <strong>libertà</strong>, <strong>legalità</strong> e <strong>solidarietà</strong>, in modo tale che “se togli un piede non si regge” (<strong>Di Nuoscio</strong>), disegnano un Liberalismo del tutto sorprendente per la maggior parte della gente. Certo, un liberalismo sociale di mercato (di Einaudi, Roepke e degli altri autori liberali) riduce – secondo Di Nuoscio – la contrapposizione abissale e aprioristica non solo tra liberalismo economico e socialismo, ma anche tra liberalismo economico e dottrina sociale cattolica.</p>
<p>Ma sono stati offerti altri anticonformistici piatti speziati durante il dibattito di Ocone e Di Nuoscio. Per esempio, è vero che la democrazia liberale, che regge l’Occidente, si fonda sul potere del Popolo? Macché, è un luogo comune sbagliato. Propaganda, modo di dire, populismo elettorale. La liberal-democrazia, invece, si fonda per Einaudi (e i liberali) sulle leggi, il Nòmos. E il Popolo? Non è il padrone assoluto: anch’esso è sottoposto alle leggi. Ne consegue che in un sistema liberale non può legittimamente mandare sulla ghigliottina o assolvere chi vuole, appunto, “a furor di popolo”, e neanche asservire i giudici e sostituirsi ad essi in giudizi sommari. L’indipendenza dei giudici deve essere assoluta.</p>
<p>Per concludere, un dibattito, quello degli studiosi (bravissimi come divulgatori) Di Nuoscio e Ocone, che avrebbe dovuto essere trasmesso a reti unificate da radio e tv, e soprattutto fatto ascoltare in tutti i licei d’Italia, vista l’ignoranza abissale di studenti e insegnanti sul Liberalismo, per tacere di quella dei frequentatori del web. A prestar ascolto a molti siti (ma anche a parecchi studenti della Luiss, non certo agli allievi dei due relatori), il liberalismo economico sarebbe un vero e proprio crudele Far West formato da criminali, asociali ed evasori fiscali! Invece, basta divulgare quello che davvero hanno detto e scritto gli autori liberali, per lasciare a bocca aperta perfino un ex politico navigato come l’ex segretario radicale Spadaccia, che però ha origini socialdemocratiche, che si è detto molto meravigliato dalla richiesta di Einaudi di un salario minimo garantito per i giovani più poveri, coerentemente con lo scopo di ristabilire l’eguaglianza nei punti di partenza rispetto alla competizione nella società. Solo il titolo era sbagliato in questo bel dibattito. Altro che “bellezza della lotta”! Visto l’ampio respiro dei concetti espressi, capaci da soli di ribaltare le idee comuni, il dibattito avrebbe dovuto intitolarsi: “Tutto quello che avreste voluto sapere sul Liberalismo (e che nessuno vi ha mai detto”). E sotto questo titolo i due autori, Di Nuoscio e Ocone, solo loro (è inutile che copiate l’idea, lettori di internet, perché copiare è lo sport dei mediocri senza idee…), potrebbero scrivere un popolarissimo libro-guida.</p>
<p>Nico Valerio &#8211; (salon-voltaire.blogspot.it)</p>
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		<title>Wall Street : si accentua la discesa</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 22:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi borsa]]></category>
		<category><![CDATA[Wall Street]]></category>

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		<description><![CDATA[La borsa americana chiude martedì al ribasso, accentuando la debolezza degli ultimi tempi. E&#8217; al suo piu&#8217; basso livello da gennaio a questa parte. Pesa l&#8217;impasse greca e il clima politico generale in Europa. Sui mercati americani il Dow Jones Industrials ha chiuso a 12632 -0,50% e il Nasdaq Composite, l&#8217;indice dei tecnologici, a 2893.76 -0,30%. L&#8217;indice S&#038;P 500, piu&#8217; rappresentativo dell&#8217;intero mercato, ha terminato la seduta a 1330.66 -0,57%. Sui mercati valutari l&#8217;Euro/Dollaro quota 1.2735 -0,74% e tra le commodities il Petrolio &#8211; Crude Oil 94.7 -0,08%. Sul mercato dei metalli preziosi l&#8217;Oro quota 1556.8 -0,24%. Il peggior titolo del Dow Jones e&#8217; HEWLETT PACKARD CO che chiude a 22.4 con una performance del -2,46%, subito dopo HOME DEPOT INC con un prezzo pari a 48.67 e una performance del -2,43%, segue ALCOA INC che quota 8.71 con una performance del -2,35%. Tra i titoli migliori VERIZON COMMUNICATIONS INC con un prezzo pari a 41.05 con una performance del +0,39%. segue WAL MART STORES INC che chiude a 59.35 con una performance del +0,47%, e infine JPMORGAN CHASE &#038; CO che quota 36.24 con una performance del +1,26%. Tutti i titoli del Dow Jones Riproduzione riservata. Copyright : borsaplus.com]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="Wall Street"><img class="alignleft" title="Wall Street" src="http://www.borsaplus.com/images/wallminiwiki1.jpg" alt="Wall Street" width="115" height="120" /></a></p>
<p>La borsa americana chiude martedì al ribasso, accentuando la debolezza degli ultimi tempi. E&#8217; al suo piu&#8217; basso livello da gennaio a questa parte. Pesa l&#8217;impasse greca e il clima politico generale in Europa.</p>
<p>Sui mercati americani il <b>Dow Jones Industrials</b> ha chiuso a  12632 -0,50% e il <b>Nasdaq Composite</b>, l&#8217;indice dei tecnologici, a   2893.76 -0,30%. L&#8217;indice <b>S&#038;P 500</b>, piu&#8217; rappresentativo dell&#8217;intero mercato, ha terminato la seduta a   1330.66 -0,57%.</p>
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<p>Tutti i titoli del <a href="http://www.borsaplus.com/index.php/titoli-del-dow-jones-industrials/">Dow Jones</a></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Riproduzione riservata. Copyright : <a href="http://www.borsaplus.com/">borsaplus.com</a></strong></p>
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		<title>Banche : Moody’s colpisce l’intero comparto italiano</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 21:25:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Zizzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci risiamo, Moody’s colpisce l’intero comparto italiano bancario, taglio al raiting di 26 istituti di credito, giudizio rivisto con outlook negativo e la prospettiva, secondo l’agenzia di raiting americana, del ritorno in Italia della recessione e delle misure di austerità intraprese dal Governo. L’Abi, l’associazione bancaria italiana, non l’ha presa particolarmente bene, e attraverso il Presidente Giuseppe Mussari, esprime totale dissenso nei confronti dei tagli di Moody’s: “Si tratta di una decisione irresponsabile – definisce Mussari – questa è un’aggressione all’Italia, alle sue imprese e alle sue famiglie. Le agenzie di raiting si confermano come elemento di destabilizzazione dei mercati con giudizi parziali e contraddittori”. L’Abi promette azioni necessarie per tutelare gli interessi del paese: “Condividiamo le critiche sollevate da Giuseppe Vegas, Presidente della Consob, ed invitiamo le autorità europee e la Banca Centrale Europea ad ignorare queste richieste, affinchè tali giudizi non siano passivamente recepiti nella regolamentazione, nelle procedure e nei modelli di valutazione, chiediamo che venga varata una severa disciplina di controllo nei confronti di questi soggetti”. Per l’Abi, Moody’s non è affatto credibile: “Loro tirano in ballo le misure di austerità varata dal Governo Monti – continua Mussari – eppure una volta le stesse agenzie invocavano allorchè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://i1.ytimg.com/vi/TI833tP99bw/default.jpg" alt="Miniatura" width="106" height="80" data-thumb="//i1.ytimg.com/vi/TI833tP99bw/default.jpg" data-group-key="thumb-group-0" />Ci risiamo, Moody’s colpisce l’intero comparto italiano bancario, taglio al raiting di 26 istituti di credito, giudizio rivisto con outlook negativo e la prospettiva, secondo l’agenzia di raiting americana, del ritorno in Italia della recessione e delle misure di austerità intraprese dal Governo. L’Abi, l’associazione bancaria italiana, non l’ha presa particolarmente bene, e attraverso il Presidente Giuseppe Mussari, esprime totale dissenso nei confronti dei tagli di Moody’s: “Si tratta di una decisione irresponsabile – definisce Mussari – questa è un’aggressione all’Italia, alle sue imprese e alle sue famiglie. Le agenzie di raiting si confermano come elemento di destabilizzazione dei mercati con giudizi parziali e contraddittori”.</p>
<p>L’Abi promette azioni necessarie per tutelare gli interessi del paese: “Condividiamo le critiche sollevate da Giuseppe Vegas, Presidente della Consob, ed invitiamo le autorità europee e la Banca Centrale Europea ad ignorare queste richieste, affinchè tali giudizi non siano passivamente recepiti nella regolamentazione, nelle procedure e nei modelli di valutazione, chiediamo che venga varata una severa disciplina di controllo nei confronti di questi soggetti”. Per l’Abi, Moody’s non è affatto credibile: “Loro tirano in ballo le misure di austerità varata dal Governo Monti – continua Mussari – eppure una volta le stesse agenzie invocavano allorchè disegnavano l’outlook negativo delle imprese bancarie”.</p>
<p>Le scure di Moody’s si sono abbattute sulle principali banche italiane. Il raiting di Monte dei Paschi Siena è sceso da Baa1 a Baa3, quello di Unicredit e di Intesa Sanpaolo di un gradino (A2 a A3), mentre il giudizio su Ubibanca è passato da A3 a Baa2, Banco Popolare da Baa2 a Baa3, Intesa San Paolo da A2 ad A3, stessa sorte per Unicredit. “Le banche italiane – continua Moody’s sono vulnerabili alle condizioni operative avverse, che causeranno un ulteriore deterioramento della qualità degli asset, pressione sugli utili e limitato accesso al mercato. Rischi esacerbati dai timori degli investitori sulla sostenibilità”. L’agenzia americana colpisce ancora il reparto bancario italiano: “La crisi e l’austerità stanno riducendo la domanda nel breve termine. I raiting delle banche italiane sono fra i più bassi delle economie avanzate e questo riflette la vulnerabilità degli istituti in un contesto difficile in Italia e in Europa”.</p>
<p>Reazioni politiche non si sono fatte attendere. Pierferdinando Casini, definisce di una gravità inaudita la decisione di Moody&#8217;s di declassare le banche italiane, sottolineando la necessità di rilanciare l&#8217;idea di una agenzia di raiting europea: &#8220;E&#8217; una vergogna che in presenza di nessun elemento nuovo, salvo il deterioramento delle situazioni economiche, ci sia il declassamento delle nostre banche. Questo è un attentato all&#8217;economia di questo paese e noi riteniamo che la perdita di credibilità delle agenzie di raiting sia totale&#8221;.</p>
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<p><object style="height: 390px; width: 640px"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/TI833tP99bw?version=3&#038;feature=player_detailpage"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowScriptAccess" value="always"><embed src="http://www.youtube.com/v/TI833tP99bw?version=3&#038;feature=player_detailpage" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowScriptAccess="always" width="640" height="360"></embed></param></object></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #993366;"><img class="alignleft" style="color: #000000;" title="Ricominciare da Bastiat" src="http://www.borsaplus.com/images/ricbast.jpg" alt="Ricominciare da Bastiat" width="84" height="129" /></span></span>IL REGALO GIUSTO IN TEMPI DI TASSAZIONE FEROCE</p>
<p>Il libro &#8220;<em>Ricominciare da Bastiat</em>&#8221; non ripropone solo il pù grande economista francese, ingiustamente dimenticato negli ultimi 60-80 anni, ma e&#8217; un affresco di straordinaria attualità per la vastità degli argomenti trattati. Vi si possono trovare infatti le origini delle crisi economiche, comprese le attuali, il ruolo della politica, le teorie sociali sbagliate. Un libro indispensabile per muoversi nella complessità del dibattito attuale, inficiato dall&#8217;ignoranza, anche ai massimi livelli, delle più elementari leggi che governano l&#8217;economia e la società.</p>
<p><span><span style="color: #993366;">1) Ordinare il libro online con la libreria Webster.it  </span></span><a href="http://www.webster.it/libri-ricominciare_bastiat_priori_friggi_luciano-9788890578908.htm?a=421001"><span style="color: #000000;"> &#8220;<strong>Clicca qui</strong>&#8220;</span></a><span style="color: #993366;"><span style="color: #000000;">.</span></span></p>
<p>2) <span style="color: #339966;">Per ordinarlo direttamente all&#8217;editore: <a style="font-weight: bold;" href="mailto:info@microinet.it">chiedo informazioni per l&#8217;ordine</a><span style="font-weight: bold;">.</span></span></p>
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		<title>Borsa italiana : sempre più giù</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 17:29:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi borsa]]></category>
		<category><![CDATA[Borsa italiana]]></category>
		<category><![CDATA[piazza affari]]></category>

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		<description><![CDATA[A Piazza Affari altra giornata difficile, l&#8217;impasse politico in Grecia sta causando una liquidazione generale dei titoli italiani; negativa anche l&#8217;Europa, ma con piu&#8217; moderazione. Campari, titolo difensivo, migliore performance, peggiore Bco_Pop_EmiliaRomagna. A Piazza Affari l&#8217;indice delle blue chips FTSE Mib chiude a 13311.36 -2,56%. In Europa l&#8217;indice dei maggiori titoli Eurostoxx50 chiude a 2178.67 -1,06%, a Francoforte il Dax 30 ha terminato la seduta a 6401.06 -0,79% e a Londra il Ftse100 chiude a 5437.62 -0,51%. Questa mattina a Tokyo il Nikkei ha concluso le contrattazioni a 8900.74 -0,81%. Il peggior titolo del FTSE mib e&#8217; Bco_Pop_EmiliaRomagna che chiude a 3.672 con una performance del -8,79%, subito dopo Bca MPS con un prezzo pari a .2252 e una performance del -7,40%, segue BANCO POPOLARE che quota .909 con una performance del -6,77%. Tra i titoli migliori PARMALAT con un prezzo pari a 1.685 con una performance del +0,30%. segue TOD S che chiude a 82 con una performance del +0,37%, e infine CAMPARI che quota 5.445 con una performance del +1,59%. Lo spread Btp-Bund e&#8217; al rialzo a 439 punti base. Riproduzione riservata. Copyright : borsaplus.com]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 211px"><img title="borsa italiana - wiki" src="http://www.borsaplus.com/images/borsaitalianaingresso.jpg" alt="borsa italiana - wiki" width="201" height="130" /><p class="wp-caption-text">borsa italiana - from Wiki</p></div>
<p>A Piazza Affari altra giornata difficile, l&#8217;impasse politico in Grecia sta causando una liquidazione generale dei titoli italiani; negativa anche l&#8217;Europa, ma con piu&#8217; moderazione. Campari, titolo difensivo, migliore performance, peggiore Bco_Pop_EmiliaRomagna.</p>
<p>A Piazza Affari l&#8217;indice delle blue chips <b>FTSE Mib</b> chiude a  13311.36 -2,56%. In Europa l&#8217;indice dei maggiori titoli <b>Eurostoxx50</b> chiude a  2178.67 -1,06%, a Francoforte il <b>Dax 30</b> ha terminato la seduta a  6401.06 -0,79% e a Londra il <b>Ftse100</b> chiude a  5437.62 -0,51%. Questa mattina a Tokyo il <b>Nikkei</b> ha concluso le contrattazioni a  8900.74 -0,81%.</p>
<p>Il <b>peggior titolo</b> del <b>FTSE mib</b> e&#8217; Bco_Pop_EmiliaRomagna che chiude a 3.672 con una performance del -8,79%, subito dopo Bca MPS con un prezzo pari a .2252 e una performance del -7,40%, segue BANCO POPOLARE che quota .909 con una performance del -6,77%. Tra i <b>titoli migliori</b> PARMALAT con un prezzo pari a 1.685 con una performance del +0,30%. segue TOD S che chiude a 82 con una performance del +0,37%, e infine CAMPARI che quota 5.445 con una performance del +1,59%.</p>
<p>Lo <strong>spread Btp-Bund</strong> e&#8217; al rialzo a 439 punti base.</p>
<p><strong>Riproduzione riservata. Copyright : <a href="http://www.borsaplus.com/">borsaplus.com</a></strong></p>
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<div class="wp-caption alignleft" style="width: 626px"><img title="FTSE MIB" src="http://www.borsaplus.com/borsaim/0_SPMIB.gif" alt="FTSE MIB" width="616" height="300" /><p class="wp-caption-text">FTSE MIB - Fonte grafico Nikeborsa</p></div>
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		<title>Idea dagli Usa : capitali di rischio per piccole imprese</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 01:33:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LaVoce</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuove aziende e nuove forme di finanziamento per quelle piu&#8217; piccole, questa la sfida che viene dall&#8217;America per rilanciare lo sviluppo. Approvato negli Stati Uniti il Jobs Act, la legge che permette l&#8217;accesso alla raccolta di capitali anche alle società di più limitate dimensioni, frazionata però in piccole tranche tra una folla di sottoscrittori. Toglie alcune tutele per gli investitori. Ma è una idea nuova per favorire la crescita. Proprio di idee simili abbiamo bisogno in Italia. Dove il problema del ricorso al mercato per le piccole e medie imprese è antico. E dove esistono istituti e strumenti che, adeguatamente rivisti, possono garantire maggiore trasparenza e una governance efficiente per le piccole aziende. Al di là dell’Oceano tutti parlano del Jobs Act, con toni entusiasti o con molta preoccupazione, e con un’equa divisone tra chi evoca una nuova epifania o al contrario il ritorno al Medioevo. Ed è strano che gli echi di quella discussione nella nostra frenetica e ossessiva ricerca di nuove ricette per raggiungere il mantra della crescita giungano così attutiti. Eppure le scelte compiute, in perfetto stile bipartisan, dal Congresso statunitense sono di quelle destinate a lasciare il segno. IL JOBS ACT Il Jobs Act nonostante l’espressione che lo designa non ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nuove aziende e nuove forme di finanziamento per quelle piu&#8217; piccole, questa la sfida che viene dall&#8217;America per rilanciare lo sviluppo.</strong></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 92px"><img style="border-width: 1px;" src="http://www.lavoce.info/binary/la_voce/autori/vella_b.1190900726.jpg" alt="Francesco Vella" width="82" height="82" /><p class="wp-caption-text">Francesco Vella</p></div>
<p><em>Approvato negli Stati Uniti il Jobs Act, la legge che permette l&#8217;accesso alla raccolta di capitali anche alle società di più limitate dimensioni, frazionata però in piccole tranche tra una folla di sottoscrittori. Toglie alcune tutele per gli investitori. Ma è una idea nuova per favorire la crescita. Proprio di idee simili abbiamo bisogno in Italia. Dove il problema del ricorso al mercato per le piccole e medie imprese è antico. E dove esistono istituti e strumenti che, adeguatamente rivisti, possono garantire maggiore trasparenza e una governance efficiente per le piccole aziende.</em></p>
<p>Al di là dell’Oceano tutti parlano del <em>Jobs Act</em>, con toni entusiasti o con molta preoccupazione, e con un’equa divisone tra chi evoca una nuova epifania o al contrario il ritorno al Medioevo. Ed è strano che gli echi di quella discussione nella nostra frenetica e ossessiva ricerca di nuove ricette per raggiungere il mantra della crescita giungano così attutiti. Eppure le scelte compiute, in perfetto stile bipartisan, dal Congresso statunitense sono di quelle destinate a lasciare il segno.</p>
<p>IL JOBS ACT</p>
<p>Il <em>Jobs Act</em> nonostante l’espressione che lo designa non ha niente a che vedere con un intervento diretto sul mercato del lavoro, ma nel futuro e nelle intenzioni degli entusiasti di cui sopra, se avrà successo potrà risolversi in un grande volano per la crescita e quindi per l’occupazione.<br />
L’acronimo sta per <em>Jumpstart Our Business Startups Act</em> e riassume una serie di misure per favorire quella che la legge definisce <em>Emerging Growth Companies</em> e cioè le società di più <strong>limitate dimensioni</strong> che intendono accedere alla raccolta di <strong>capitali</strong>. Nella sostanza le Egc vengono esonerate dal rispetto di una serie di obblighi previsti ai fini della tutela degli investitori, nella speranza di abbassare i costi di <em>compliance</em> che possono frenare l’accesso al mercato. È un’operazione che, sintetizzando, si realizza tramite la definizione di soglie al di sotto delle quali non si applicano alcune disposizioni, ad esempio la famosa, e complicatissima <em>section 404</em> <em>b</em>) del <em>Sarbanes Oxley Act</em> sui controlli di bilancio. Oppure ci si può rivolgere a una più ampia platea di <strong>investitori</strong> senza dover seguire le severe prescrizioni della <strong>Sec</strong>.</p>
<p>TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE</p>
<p>Ma l’aspetto per certi versi più originale riguarda il <em>crowdfunding</em> e cioè la raccolta di capitali frazionata in piccole tranche tra appunto, una <strong>“folla” di sottoscrittori</strong>. Di questo fenomeno avevo già parlato in un <a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002947.html" target="_blank">precedente articolo sulla cultura</a>, poiché sono sempre più diffuse iniziative di raccolta di tante piccole donazioni per finanziarie progetti in campo musicale, artistico, di tutela del paesaggio, di sviluppo dell’educazione.<br />
I sostenitori del <em>Jobs Act</em>, supportati da alcuni grandi siti statunitensi di <em>fundraising </em>come <em>Indiegogo </em>e <em>Kickstarter</em>, <em></em>hanno deciso di saltare il fosso e di applicare questo metodo a chi investe in capitale di rischio. Servendosi di un <strong>portale </strong>internet (<em>Funding portal</em>), eventualmente gestito da un intermediario, e comunque registrato presso la Sec, una società potrà raccogliere fino a un massimo di <strong>un milione</strong> di dollari annui nei confronti di soggetti che però avranno un <strong>limite massimo</strong> di investimento, rapportato al proprio reddito: 2mila dollari o il 5 per cento se il reddito è inferiore ai 100mila dollari annui, o il 10 per cento nel caso il reddito sia superiore a questa soglia. L’emittente dovrà fornire <strong>informazioni</strong> via via più intense man mano che ci si avvicina alla soglia massima di un milione, e tramite il portale dovranno essere svolte tutta una serie di attività, anche educative, volte a rendere consapevole il (piccolo) investitore dei (piccoli) rischi che comunque corre.</p>
<p>FOLLA O FOLLIE?</p>
<p><strong> </strong>Il 5 aprile Barack Obama ha firmato la legge ed è subito partito il fuoco incrociato: sul fronte di guerra sono attestati, da una parte, coloro che di fronte a un crollo dell’80 per cento del mercato delle Ipo e all’esigenza di ridare fiato alle start up, sostengono apertamente che se non si allentano i <strong>vincoli</strong> della normativa dei mercati finanziari, non si va da nessuna parte. <strong>(1)</strong> Dall’altro, c’è chi senza mezzi termini teme che più che alla “folla” degli investitori ci si rivolga alla loro “follia”, e che nel nuovo sistema il <strong>rischio</strong> della fregatura dietro l’angolo diventi una triste realtà</p>
<p>Per essere operativa la legge dovrà attendere i regolamenti attuativi della Sec (che, detto per inciso, dalle prime reazioni non appare certo entusiasta) e quindi è troppo presto per una sua valutazione, ma è indubbio che il Congresso ha avuto il coraggio di avventurarsi su nuovi territori. Certo, dopo quello che è successo negli ultimi anni, il messaggio può apparire contraddittorio perché l’asticella della protezione degli investitori si abbassa, ma è forse venuto il momento di chiedersi, al di là dei tanti furori ideologici così di moda in questo periodo, dove realmente vada collocata quell’asticella in un rapporto costi/benefici tra tutele e mercati che non può rimanere sempre lo stesso. Così le analisi più meditate cominciano chiedersi se in realtà la “folla” (il <em>crowdfunding</em>) non possa essere molto più saggia e razionale di un singolo investitore, in quanto concentrata su un progetto nel quale crede e nei cui confronti è più difficile realizzare comportamenti fraudolenti. <strong>(2)</strong></p>
<p>IL CORAGGIO DI NUOVE IDEE<strong> </strong></p>
<p>Prospettive affascinanti che richiedono ovviamente, approfondimenti e riflessioni, perché aprono la strada a un complessivo ripensamento delle <strong>regole della finanza</strong> e della loro funzionalità allo sviluppo economico, ma la tentazione di volgere subito lo sguardo a casa nostra è forte. Il problema del ricorso al mercato per le nostre<strong>piccole e medie imprese</strong>, soprattutto quelle più giovani, è antico. Il nostro diritto societario ha previsto una serie di strumenti finanziari e di partecipazione proprio con lo scopo di favorire la raccolta di risorse esterne; esistono istituti e strumenti che, adeguatamente rivisti, possono realizzare forme di <strong>garanzia</strong> per gli investitori e di rafforzamento della <strong>trasparenza</strong> e di una efficiente <em>governance</em> anche nelle piccole imprese. E in questo periodo anche noi, volenti o nolenti, possiamo usufruire, come il Congresso statunitense, di un clima bipartisan. Non si tratta, è bene chiarirlo, di dover necessariamente scimmiottare tutto quello che ci succede intorno, e bisogna fare attenzione ad automatiche traduzioni di esperienze maturate in contesti diversi. Ma la crescita ha un disperato bisogno di una merce molto rara: nuove idee e il coraggio di costruirci sopra progetti istituzionali capaci di supportarle.</p>
<p>E questa, a mio parere, è una buona idea.</p>
<p><strong>(1)</strong> “Uncuffing capitalism”, in <em>The Economist</em>, 31 marzo 2012, p. 18.</p>
<p><strong>(2)</strong> T.A. Martin, “The Jobs Act of 2012. Balancing Fundamental Securities Law Principals With the Demands of the Crowd”, sul sito www.ssrn.com</p>
<p><strong>Francesco Vella</strong> &#8211; laVoce.info<strong></strong></p>
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<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #993366;"><img class="alignleft" style="color: #000000;" title="Ricominciare da Bastiat" src="http://www.borsaplus.com/images/ricbast.jpg" alt="Ricominciare da Bastiat" width="84" height="129" /></span></span>IL REGALO GIUSTO IN TEMPI DI TASSAZIONE FEROCE</p>
<p>Il libro &#8220;<em>Ricominciare da Bastiat</em>&#8221; non ripropone solo il pù grande economista francese, ingiustamente dimenticato negli ultimi 60-80 anni, ma e&#8217; un affresco di straordinaria attualità per la vastità degli argomenti trattati. Vi si possono trovare infatti le origini delle crisi economiche, comprese le attuali, il ruolo della politica, le teorie sociali sbagliate. Un libro indispensabile per muoversi nella complessità del dibattito attuale, inficiato dall&#8217;ignoranza, anche ai massimi livelli, delle più elementari leggi che governano l&#8217;economia e la società.</p>
<p><span><span style="color: #993366;">1) Ordinare il libro online con la libreria Webster.it  </span></span><a href="http://www.webster.it/libri-ricominciare_bastiat_priori_friggi_luciano-9788890578908.htm?a=421001"><span style="color: #000000;"> &#8220;<strong>Clicca qui</strong>&#8220;</span></a><span style="color: #993366;"><span style="color: #000000;">.</span></span></p>
<p>2) <span style="color: #339966;">Per ordinarlo direttamente all&#8217;editore: <a style="font-weight: bold;" href="mailto:info@microinet.it">chiedo informazioni per l&#8217;ordine</a><span style="font-weight: bold;">.</span></span></p>
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		<title>Wall Street : al livello piu&#8217; basso da gennaio a questa parte</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 23:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi borsa]]></category>
		<category><![CDATA[Wall Street]]></category>

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		<description><![CDATA[La borsa americana chiude lunedì in rosso, al suo piu&#8217; basso livello da gennaio a questa parte. pesa l&#8217;impasse greca e il clima politico generale in Europa. Sui mercati americani il Dow Jones Industrials ha chiuso a 12695.35 -0,98% e il Nasdaq Composite, l&#8217;indice dei tecnologici, a 2902.58 -1,06%. L&#8217;indice S&#038;P 500, piu&#8217; rappresentativo dell&#8217;intero mercato, ha terminato la seduta a 1338.35 -1,11%. Il peggior titolo del Dow Jones e&#8217; JPMORGAN CHASE &#038; CO che chiude a 35.79 con una performance del -3,17%, subito dopo BANK OF AMERICA CO con un prezzo pari a 7.35 e una performance del -2,65%, segue INTEL CORP che quota 27.015 con una performance del -2,23%. Tra i titoli migliori KRAFT FOODS INC con un prezzo pari a 39.04 con una performance del 0,00%. segue MERCK &#038; CO INC NEW che chiude a 38.225 con una performance del +0,51%, e infine CISCO SYS INC che quota 16.705 con una performance del +1,21%. Tutti i titoli del Dow Jones Riproduzione riservata. Copyright : borsaplus.com]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="Wall Street"><img class="alignleft" title="Wall Street" src="http://www.borsaplus.com/images/wallminiwiki1.jpg" alt="Wall Street" width="115" height="120" /></a></p>
<p>La borsa americana chiude lunedì in rosso, al suo piu&#8217; basso livello da gennaio a questa parte. pesa l&#8217;impasse greca e il clima politico generale in Europa.</p>
<p>Sui mercati americani il <b>Dow Jones Industrials</b> ha chiuso a  12695.35 -0,98% e il <b>Nasdaq Composite</b>, l&#8217;indice dei tecnologici, a   2902.58 -1,06%. L&#8217;indice <b>S&#038;P 500</b>, piu&#8217; rappresentativo dell&#8217;intero mercato, ha terminato la seduta a   1338.35 -1,11%.</p>
<p>Il <b>peggior titolo</b> del <b>Dow Jones</b> e&#8217; JPMORGAN CHASE &#038; CO che chiude a 35.79 con una performance del -3,17%, subito dopo BANK OF AMERICA CO con un prezzo pari a 7.35 e una performance del -2,65%, segue INTEL CORP che quota 27.015 con una performance del -2,23%. Tra i <b>titoli migliori</b> KRAFT FOODS INC con un prezzo pari a 39.04 con una performance del 0,00%. segue MERCK &#038; CO INC NEW che chiude a 38.225 con una performance del +0,51%, e infine CISCO SYS INC che quota 16.705 con una performance del +1,21%.</p>
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<p>Tutti i titoli del <a href="http://www.borsaplus.com/index.php/titoli-del-dow-jones-industrials/">Dow Jones</a></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Riproduzione riservata. Copyright : <a href="http://www.borsaplus.com/">borsaplus.com</a></strong></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 626px"><img title="S&#038;P500" src="http://www.borsaplus.com/borsaim/0_SP500.gif" alt="S&#038;P500" width="616" height="300" /><p class="wp-caption-text">S&#038;P500 - Fonte grafico Nikeborsa</p></div>
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		<title>Borsa italiana : mezzo crollo in apertura di settimana</title>
		<link>http://www.borsaplus.com/index.php/archives/2012/05/14/borsa-italiana-crollo-in-apertura-di-settimana/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 17:38:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi borsa]]></category>
		<category><![CDATA[Borsa italiana]]></category>
		<category><![CDATA[piazza affari]]></category>

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		<description><![CDATA[A Piazza Affari giornata difficile, come in Europa, l&#8217;impasse politico in Grecia sta acuendo le tensioni. A2A miglior titolo, peggiore Mediolanum. A Piazza Affari l&#8217;indice delle blue chips FTSE Mib chiude lunedì a 13660.87 -2,74%. In Europa l&#8217;indice dei maggiori titoli Eurostoxx50 chiude a 2201.95 -2,33%, a Francoforte il Dax 30 ha terminato la seduta a 6451.97 -1,94% e a Londra il Ftse100 chiude a 5465.52 -1,97%. Questa mattina a Tokyo il Nikkei ha concluso le contrattazioni a 8973.84 +0,23%. Il peggior titolo del FTSE mib e&#8217; MEDIOLANUM che chiude a 2.888 con una performance del -6,96%, subito dopo ENEL GREEN POWER con un prezzo pari a 1.271 e una performance del -5,15%, segue STMICROELECTRONICS che quota 3.882 con una performance del -5,09%. Tra i titoli migliori Bca MPS con un prezzo pari a .2432 con una performance del +1,33%. segue DIASORIN che chiude a 22.81 con una performance del +2,70%, e infine A2A che quota .5455 con una performance del +4,50%. Lo spread Btp-Bund e&#8217; al rialzo a 424 punti base. Riproduzione riservata. Copyright : borsaplus.com]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 211px"><img title="borsa italiana - wiki" src="http://www.borsaplus.com/images/borsaitalianaingresso.jpg" alt="borsa italiana - wiki" width="201" height="130" /><p class="wp-caption-text">borsa italiana - from Wiki</p></div>
<p>A Piazza Affari giornata difficile, come in Europa, l&#8217;impasse politico in Grecia sta acuendo le tensioni. A2A miglior titolo, peggiore Mediolanum.</p>
<p>A Piazza Affari l&#8217;indice delle blue chips <b>FTSE Mib</b> chiude lunedì a  13660.87 -2,74%. In Europa l&#8217;indice dei maggiori titoli <b>Eurostoxx50</b> chiude a  2201.95 -2,33%, a Francoforte il <b>Dax 30</b> ha terminato la seduta a  6451.97 -1,94% e a Londra il <b>Ftse100</b> chiude a  5465.52 -1,97%. Questa mattina a Tokyo il <b>Nikkei</b> ha concluso le contrattazioni a  8973.84 +0,23%.</p>
<p>Il <b>peggior titolo</b> del <b>FTSE mib</b> e&#8217; MEDIOLANUM che chiude a 2.888 con una performance del -6,96%, subito dopo ENEL GREEN POWER con un prezzo pari a 1.271 e una performance del -5,15%, segue STMICROELECTRONICS che quota 3.882 con una performance del -5,09%. Tra i <b>titoli migliori</b> Bca MPS con un prezzo pari a .2432 con una performance del +1,33%. segue DIASORIN che chiude a 22.81 con una performance del +2,70%, e infine A2A che quota .5455 con una performance del +4,50%.</p>
<p>Lo <strong>spread Btp-Bund</strong> e&#8217; al rialzo a 424 punti base.</p>
<p><strong>Riproduzione riservata. Copyright : <a href="http://www.borsaplus.com/">borsaplus.com</a></strong></p>
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<div class="wp-caption alignleft" style="width: 626px"><img title="FTSE MIB" src="http://www.borsaplus.com/borsaim/0_SPMIB.gif" alt="FTSE MIB" width="616" height="300" /><p class="wp-caption-text">FTSE MIB - Fonte grafico Nikeborsa</p></div>
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