
Paul Ryan
Iniziamo con questo articolo a pubblicare contributi di John Law, uno pseudonimo con cui un bancario italiano si presenta al pubblico di potenziali lettori con un suo blog. John Law è un leggendario giocatore d’azzardo inglese, trasferitosi in Francia dove mise in piedi un gigantesco castello di carta moneta, che poi crollò. Insomma ci si aspetterebbe un incallito sostenitore dei Tea Party o della destra americana piu’ oltranzista, invece… naturalmente BorsaPlus rimane indipendente dalle considerazioni qui fatte – Luciano Priori Friggi
Quello che gli economisti neoclassici, o turboliberisti, o mainstream (come amano chiamarsi loro) non riusciranno mai a mandar giù è quel 60% di suffragi ottenuti da Franklin Delano Roosevelt nelle elezioni presidenziali del 1936. Quel risultato elettorale storico, mai più ottenuto da nessun Presidente degli Stati Uniti, dovrebbe far riflettere ogni liberista, economista o no, perché Roosevelt nel precedente quadriennio aveva introdotto nello Stato più liberista del mondo il New Deal, la riforma epocale basata sugli insegnamenti di John Maynard Keynes, per contrastare gli effetti della Grande Crisi del 1929, causata proprio dagli scompensi incontrollabili del liberismo incontrollato (la cacofonia è intenzionale).
Quello che inoltre gli economisti neoclassici, o turboliberisti eccetera non riusciranno mai a mandar giù, specialmente quelli che si sforzano di trovare degli errori nella teoria dell’economista inglese, è che proprio le idee di Keynes contribuirono a risollevare l’America dal disastro causato dal liberismo. Quel 60% di preferenze fu ottenuto proprio grazie a provvedimenti importantissimi, uno tra tutti il Social Security Act, varato da Roosevelt nel 1935, e che istituiva finalmente il Welfare, sconosciuto fino a quel momento negli States. All’interno dell’SSA particolarmente interessanti per il mio post sono i titoli IV e V, che sono specificatamente intitolati “Aid to Families with Dependent Children” (aiuti alle famiglie con figli a carico) e Maternal and Child Welfare (Welfare materno e infantile). La mia attenzione è caduta su questi due titoli dell’SSA perché è proprio grazie ad essi che un tale Paul Ryan, rimasto orfano di padre in giovane età, poté frequentare l’università (pubblica) americana.
In sostanza Ryan usò quei fondi, destinati a sostenere la sua famiglia, per pagarsi gli studi e quindi in seguito per far carriera. Leggendo quanto ho appena scritto, chiunque penserebbe che il Signor Paul Ryan oggi nutra uno sconfinato sentimento di riconoscenza nei confronti del Welfare americano, invece no, perché il neo candidato repubblicano alla Vice Presidenza degli Stati Uniti è forse, anzi senza forse, il peggior nemico vivente del Welfare americano. Ha potuto studiare solo grazie agli aiuti dello Stato, e ha studiato in scuole pubbliche, sia al college che all’università, ma ora vorrebbe smantellare proprio quell’apparato che, insieme ad una enorme dose di faccia tosta (per non dire peggio), gli ha permesso di diventare quello che è ora.
Lungi da me l’idea di interpretare la figura di Ryan come il prototipo del conservatore repubblicano americano, ma di certo non posso tacere sul fatto che proprio negli USA ci sia chi pensi che “Ryan represents the fakery at the heart of the Republican project today” (“Ryan rappresenta la falsità al centro del progetto Repubblicano di oggi”). Sta di fatto che da quando nel 1999 Ryan fu eletto come deputato, la sua azione è sempre stata indirizzata a: ridurre l’imposizione fiscale per le fasce più elevate di reddito, sul Capital Gain e sui redditi delle società. Questa riduzione di entrate secondo Ryan dovrebbe essere bilanciata da una contrazione nella spesa pubblica, ma indovinate dove? Nel Welfare, eggià, togliere ai poveri per dare ai ricchi, secondo me Robin Hood si sta rotolando nella sua tomba. Insomma è come se Ryan dicesse: “io ci sono riuscito, ma se ci riuscite anche voi poi mi fate concorrenza… quindi vi taglio i rifornimenti e dopo di me il diluvio, tanto a me che mi frega?” Certo, sto parlando di un deputato americano, qui in Italia non ci dovrebbe fregar di meno di certi personaggi, che per di più sono di secondo piano (ad esempio io in questo momento mica me lo ricordo come si chiama il Vice di Obama, ricordo solo che è molto più vecchio di lui, ah si, è Joe Biden).
La questione Ryan quindi mi interessa solo perché anche qui in Italia sento moltissimo parlare di necessità di ridurre la spesa pubblica, e di contenere il prelievo fiscale, ma nessuno, proprio nessuno si sforza di chiarire chi dovrebbe pagare meno tasse e dove si dovrebbe spendere di meno. In miei precedenti interventi ho già chiarito che in linea di principio ridurre le tasse mi starebbe anche bene, perché tra l’altro sono un dipendente privato che versa all’erario qualcosa come 1.500 euro tutti i mesi per tredici mensilità, però vorrei essere certo che a pagare di meno sia chi finora ha pagato davvero e pagato di più (i dipendenti appunto), e sopra tutto vorrei essere certo che questa riduzione di spesa non si ripercuota sulla mia futura pensione o sul servizio sanitario nazionale, o sulla sicurezza, cosucce di questo genere. Tutto qui.
John Law Blog (laleggedijohn.blogspot.it)
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Nicola Iannello scrive su Facebook: “riferisci tu a John Law che la General Theory di Keynes è proprio del 1936 e quindi FDR magari non l’aveva neppure letta? e che lo stesso JMK fu molto contento della traduzione tedesca del medesimo libro tanto da vergare una prefazione datata settembre 1937 in cui diceva che le sue ricette meglio si sposavano con uno Stato totale piuttosto che con il laissez faire? e gli dici anche di guardare su un libro di storia chi era al potere in Germania dal gennaio 1933?”
Come vedi Nicola l’ho fatto io. Pero’ c’e’ un errore in quel che dici, io un po’ di economia, e anche di storia del pensiero economico, la conosco. J. M. Keynes non scrisse solo un’opera, ma di grande importanza almeno due, e una prima della General Theory (piu’ tutti gli articoli, le conferenze, ecc.). In realta’ il suo pensiero e’ uno solo, costante, contro il “laissez-faire”.
Quanto al resto, quando dici che le ricette di JMK meglio si sposavano “con uno Stato totale piuttosto che con il laissez faire”, e’ vero, ma non credo che sia mai stato filo-nazista. Lui vedeva nelle ricette di Hjalmar Schacht, (l’economista presidente della Reichsbank e della ripresa economica della Germania), che nazista fino in fondo non fu mai (in precedenza aveva co-fondato un piccolo partito, denominato democratico), una specie di modellino teorico applicato. Comunque JMK non pensava certo che per realizzare il suo modello ci volesse la dittatura. Questo, credo, gli e’ dovuto.