Berlusconi sta pagando gli errori commessi nella scelta degli uomini del suo partito

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Gli errori si pagano. E Berlusconi sta pagando gli errori commessi nella scelta degli uomini del suo partito.Errori commessi fin dall’inizio della sua discesa in politica, fin dai tempi dei Club di Forza Italia. Errori commessi negli anni successivi, e anche in occasione delle ultime elezioni , sia politiche che amministrative.
Ai tempi dei Re e delle aristocrazie guerriere il delitto più grave, punito con la morte, era quello di fellonia, ovvero l’infedeltà, il tradimento: quando combatti e rischi la vita insieme ai tuoi alleati devi essere sicuro che chi si schiera con te non ti pugnali alle spalle, non defezioni facendoti circondare dai tuoi nemici. Questo parametro della fedeltà, fondante per ogni aggregazione politica, è stato troppo spesso ignorato da Berlusconi e dai suoi collaboratori più stretti.
Ho assistito in prima persona, fin dagli esordi di Forza Italia, a scelte troppo spesso sbagliate di coloro che avrebbero dovuto garantire un consenso stabile e un radicamento sul territorio. Troppi residuati bellici del centrosinistra degli anni ’80, segreterie locali date in mano a certi candidati che alle precedenti comunali avevano preso sì e no 10 voti, la cui unica preoccupazione era di tener lontano dal partito tutti coloro che avrebbero potuto, per maggior competenza e capacità, scalzarli dalla loro misera carica. Liste di candidati compilate da ex amministratori locali già costretti alle dimissioni per essere finiti sui giornali accusati di aver intascato consulenze d’oro. Candidati messi in lista unicamente per ricambiare appoggi di vario tipo da parte di esponenti del giro delle cementificazioni selvagge e dei locali notturni, odiati dal popolo…
Non voglio continuare, perché per me Berlusconi è l’unico politico liberista che c’è in Italia, e spero che continui a stravincere le elezioni e a governare questo Paese fino alla fine dei suoi giorni.
Ma quando si è in guerra, quando tutti i giorni si è attaccati dai giudici, dai giornali e dalle televisioni dei cosiddetti “ poteri forti “, delle famiglie padrone della grande industria assistita, dai ceti parassitari e dal politburò che li rappresenta, è vitale non commettere ulteriori errori e stare ben attenti nella scelta dei soggetti di cui ci si circonda.
Altrimenti si rischia di fare il male del popolo, di consegnare i ceti produttivi, le famiglie dei lavoratori nelle mani delle famiglie padrone, dei nemici del popolo, dei loro lacchè del politburò, gli specialisti del clientelismo, del tassa e spendi, del voto di scambio, della socializzazione dei costi del consenso, di coloro che vogliono depredare sistematicamente le famiglie dei lavoratori tramite tasse, inflazione, contributi previdenziali obbligatori, debito pubblico.
Chi sono queste famiglie dei poteri forti e i loro lacchè del politburò? C’è un modo semplice per individuarli: sono quei padroni e quei politici, di destra, di centro, di sinistra, che da anni chiedono pervicacemente l’aumento della tassazione su quelle che loro chiamano “ rendite finanziarie “, ma che in realtà sono i risparmi dei ceti produttivi, delle famiglie dei lavoratori.
Sono quelli che da anni cercano, tramite un aumento della tassazione, di derubare le famiglie dei lavoratori dei loro risparmi. Perché, per loro, le famiglie dei “servi” non devono costruirsi, risparmiando e investendo, un proprio patrimonio familiare, che le affranchi dalla loro condizione di asservimento. Per loro, le famiglie dei lavoratori devono rimanere serve e impotenti per l’eternità. Per tali famiglie padrone il blocco della mobilità sociale è il primo obiettivo, per questo vogliono colpire il risparmio dei ceti produttivi, per impedire alle altre famiglie di divenire, per meriti e virtù, nuove elite, nuovi competitor che potrebbero scalzarli da greppie e poltrone.
Sono proprio quei padroni e quei loro lacchè politici che non pagano un euro di tasse e imboscano i loro ingenti patrimoni, spesso rubati, in quei paradisi fiscali che, a chiacchiere, dicono di combattere, ma che in realtà vogliono tener riservati solo per loro, escludendone tramite black list e altre vessazioni normative le famiglie del popolo che hanno qualche risparmio.
Questi tentativi di ulteriore blocco della mobilità sociale sono da tenere ben presenti proprio oggi che si parla di riforma fiscale. Mi rendo conto che la gente comune è volutamente tenuta ignorante, non sa nulla della reale strutturazione del potere, di come le famiglie padrone degli stati usano il fisco per perpetuare l’asservimento dei ceti produttivi. Eppure un fatto che dovrebbe far riflettere anche chi di economia non capisce nulla e si lascia lavare il cervello dai giornali di regime è che l’aumento della tassazione sulle rendite, cioè sui rendimenti del risparmio popolare, era nel programma di “rinascita democratica” della ”P2”. Oggi è molto chiaro da quale parte questi organizzatissimi ambienti di potentati e di parassiti stanno. Non certo dalla parte del popolo, non certo dalla parte di Berlusconi.
Nell’ultimo secolo di “riformismo” contro il popolo, la pressione fiscale non ha fatto altro che salire, depredando i cittadini, i lavoratori, le famiglie, squilibrando il mercato, distorcendo la libera concorrenza, foraggiando apparati pubblici clientelari, parassiti e vessatori.
Oggi dobbiamo assolutamente invertire tale tendenza, seguendo fedelmente pochi e chiari principi:
nessuna tassa e’ mai a favore del popolo, tutte le tasse sono contro il popolo;
nessuna nuova tassa deve essere creata, nessuna tassa esistente deve essere aumentata, tutte le tasse esistenti devono essere diminuite e/o abolite;
gli ultraricchi, le famiglie padrone degli stati, le tasse non le evadono, le riscuotono;
qualsiasi potente, governante, padrone che imponga una nuova tassa o aumenti una tassa gia’ esistente e’ un tiranno e un predone, indipendentemente da cosa e chi vada a tassare.
Caro Silvio, se vuoi veramente essere l’erede della Thatcher e di quel Reagan che disse: “Lo stato non risolve i problemi, lo stato è il problema”, attua con decisione quel liberismo che garantì a Reagan e alla Thatcher una valanga di voti e sicure rielezioni. Meno stato e più mercato, perché lo stato non siamo noi, lo stato oggi è uno strumento contro il popolo, in mano alle famiglie padrone. E più mercato, perché il mercato siamo noi, tutti noi.
Caro Silvio, alle elezioni politiche ormai prossime, scegliti meglio collaboratori e candidati, meno ballerinette e più economisti di provata fede liberista.
Nel tuo e nel nostro interesse.
=> Vai al link del libro “Ricominciare da Bastiat”. Il libro che potrebbe anche cambiarti la vita (come lo fu per Reagan, dopo aver letto Bastiat).
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mi sa tanto che il tempo e’ scaduto, non e’ solo una questione di piu’ liberalismo… gli uomini sono inadeguati, non c’e’ una vera classe dirigente… c’e’ un affarismo diffuso che non fa piu’ notizia solo perche’ e’ “troppo”… e ci sono dentro tutti come sta emergendo anche in queste ore … e poi un ricambio degli uomini e’ salutare dopo quasi venti anni… in quale altropaese al mondo … qui se non si ritira fuori Andreotti e’ solo perche’ proprio non ce la fa piu’
Totalmente d’accordo con l’articolo. TOTALMENTE.
Le puttanate dei sindacati e della sinistra sulla tassazione delle rendite (capital gain compresi) è solo demagogia creata ad arte per poter tassare maggiormante il risparmio del ceto medio.
E questo quando i feudatari di confindustria non pagano un tubo. Sfido io che Abete chiede di tassare le rendite. Ho letto che questa faccia di bronzo dice che è ora di tassare i ricchi!! ABETE, presidente assonime, ex presidente BNL, industriale. Ma si guardi quanto paga Abete sulla tassazione delle rendite: ZERO,NADA. Chiaro che Abete dice che è ora di tassare i “ricchi”, perbacco così possiamo ridurre le tasse a confindustria. Questa gente assieme ai sindacalisti è gente disgustoso, ipocrita e ributtante .
Io ho sempre votato per il PdL.
Se per caso Tremonti o Berlusconi cedono di un millimetro a sindacati o confindustria, il mio voto non lo vedono più. Mai più.
A quel punto sarà necessaro creare un nuovo partito magari ispirato alla filosofia dell’autore Matteucci. Un partito liberista e che sappia favorire il progresso economico dei cittadini, a partire dal risparmio individuale. Perchè altrimenti in mezzo al letame politico che rimane non si può più votare nessuno.
Perche’ qualcuno non clicca sul bottone “Mi piace” di facebook, come accaduto in buon numero per l’articolo sull’energia nucleare fredda?
http://www.borsaplus.com/wdbplus/?p=2977
x admin
Se avessi un profilo su facebook direi che l’articolo mi piace.
In concreto da dove si comincia, visto che il debito pubblico c’e’ e non si puo’ far finta di niente. Se fossimo al 50-60% del Pil queste ricette sarebbero la soluzione, oggi potrebbero ancora esserlo, pero’ se si continuano a moltiplicare le province (e’ questo il federalismo fiscale? le paghiamo localmente con aumenti selvaggi delle tasse sull’auto, ecc.?), se gli enti inutili sono li’ e invece si taglia sui servizi essenziali, compresa la sicurezza, con chi le facciamo le cose che dice Matteucci? In America ai presidenti si danno 4 anni, se non va “fora e’ ball”, per sempre.
B. ha avuto troppe opportunita’, ha fallito.
Avanti un altro.